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«Non siamo dei martiri, viviamo della nostra passione»

L'enogastronomia a caccia di giovani leve, e GastroSuisse lancia “Avanti”. Ma com'è dedicare la vita a questa carriera?
«Non siamo dei martiri, viviamo della nostra passione»
Davide Giordano
Dario Ranza con Lorena e Cédric.
«Non siamo dei martiri, viviamo della nostra passione»
L'enogastronomia a caccia di giovani leve, e GastroSuisse lancia “Avanti”. Ma com'è dedicare la vita a questa carriera?
LUGANO - 120'000 persone che entrano, bevono o mangiano (o entrambi) dopodiché escono, e ritornano alle loro vite. Sono circa un terzo della popolazione nostrana le persone che ogni giorno in Ticino si recano in un bar o un ristorante. Di media ogni...

LUGANO - 120'000 persone che entrano, bevono o mangiano (o entrambi) dopodiché escono, e ritornano alle loro vite.

Sono circa un terzo della popolazione nostrana le persone che ogni giorno in Ticino si recano in un bar o un ristorante. Di media ogni anno le tavole e i tavolini del nostro cantone generano un giro d'affari pari a 1,59 miliardi di franchi.

Il settore enogastronomico, una delle colonne dell'economia nostrana e Svizzera, da anni è però alle prese con un'endemica carenza di manodopera qualificata.

Per invogliare ragazze e ragazzi a intraprendere questa carriera proprio oggi GastroSuisse ha lanciato una nuova campagna “Avanti” con una serie di iniziative e una clip che vede il noto chef ticinese Dario Ranza dirigere un gruppo di giovani professionisti della tavola alle prese con un pop-up restaurant al pittoresco Parco San Michele di Castagnola.

Lorena: «Volevo aprire una tea room, ma poi...»
«Vengo da una famiglia di panettieri, quindi diciamo che sono cresciuta in una famiglia in cui il lavoro faceva rima con orari - diciamo così - strani», ci racconta Lorena chef de service partita dal Ticino - diploma alberghiero alla mano - e finita a lavorare in un hotel di lusso nei Grigioni: «La mia idea era quella di aprire una tea room e per questo ho deciso di intraprendere questo percorso. Alla fine però è bello lasciarsi stupire, questo lavoro è anche un'opportunità per viaggiare e scoprire altre realtà, è una grande avventura».

Una carriera, quella in questo settore, fatta di lunghe giornate e orari irregolari. Tanto impegno, ma anche tanta passione.

Come nasce l'amore per questo lavoro? Lo chiediamo proprio a chef Ranza

«Va detto che forse sono stato fortunato», ci racconta, «ho avuto la fortuna di incontrare dei colleghi, degli chef che mi hanno trasmesso questa passione e il fatto che questa professione comunque vuol dire condivisione, vuol dire amicizia, vuol dire dare piacere a chi decide di affidarsi a noi...»

Si parla di una professione totalizzante che dà si tanto, ma chiede anche tanto... come convincere ragazze e ragazzi a “lanciarsi” in questo mondo?

«Ci siamo sempre atteggiati un po' a martiri, ma non è realmente così. Alla fine facciamo un lavoro che ci piace e ai giovani dico: “Non abbiate fretta, che poi le opportunità arrivano, avete la fortuna di fare qualcosa che vi appassiona e avete la fortuna di potervi muovere, di scoprire altre culture e imparare le lingue...”».

Com'era il giovane Dario Ranza?

«Inizialmente umile, sottomesso e con tanta voglia di imparare e poi invece nei primi anni di chef di cucina... piuttosto duro? Almeno stando a quello che mi dicono quelli che mi hanno conosciuto allora... Comunque ancora oggi con quei ragazzi che ho trattato, diciamo così, un po' bruscamente c'è un bellissimo rapporto, passano a salutare a chiedere consigli e ci si frequenta anche al di fuori del lavoro. E questa è una cosa davvero molto bella».

Cédric: «Cosa mi ha fatto innamorare? Il poter viaggiare»
L'enogastronomia è un affare di famiglia anche per Cédric: «Vengo da una famiglia di albergatori, quindi in questo mondo ci sono cresciuto», ci racconta il giovane event manager specializzato nel food & beverage, «se c'è un aspetto di questo lavoro che, si può dire, mi ha fatto scoccare la scintilla è la possibilità di viaggiare, mangiare e bere le specialità da tutto il mondo». E per quanto riguarda la vita “sregolata”? «Diciamo che ci si abitua, magari si hanno i giorni liberi nei giorni in cui gli altri lavorano e lo stesso per le vacanze, ci si ritrova a sciare... piste vuote e la bassa stagione diventa un po' la norma».


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