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Peste suina: «I fontanieri sanno come comportarsi»

L'invito dell'AFT ad adottare misure preventive per evitare la diffusione del virus
TiPress
Fonte AFT
Peste suina: «I fontanieri sanno come comportarsi»
L'invito dell'AFT ad adottare misure preventive per evitare la diffusione del virus
LUGANO - La peste suina, causata dal virus della peste suina africana (ASFV), è una malattia altamente contagiosa che colpisce i suini, sia di allevamento che selvatici, quindi anche i cinghiali. Nel contesto ticinese, nel quale realtà agricole e z...

LUGANO - La peste suina, causata dal virus della peste suina africana (ASFV), è una malattia altamente contagiosa che colpisce i suini, sia di allevamento che selvatici, quindi anche i cinghiali. Nel contesto ticinese, nel quale realtà agricole e zone incontaminate si fondono, è proprio la presenza di cinghiali ad aumentare il rischio di diffusione della malattia.

Anche i fontanieri, che lavorano nelle zone boschive, potrebbero entrare in contatto con cinghiali ammalati o ambienti contaminati, diventando così vettori inconsapevoli del virus.

«È importante essere consapevoli del rischio di incontrare cinghiali infetti o morti, e segnalare qualsiasi avvistamento sospetto alle autorità - segnala l'Associazione Fontanieri Ticinesi -. In caso di avvistamento, va evitato ogni contatto con l’animale, per non rischiare di contaminarsi».

«Inoltre - viene precisato -, è essenziale adottare misure preventive, come indossare abbigliamento protettivo quali guanti e scarpe adeguate durante il lavoro, e assicurarsi di lavare accuratamente le mani e gli strumenti utilizzati dopo ogni intervento. La pulizia degli attrezzi e dei veicoli utilizzati nelle aree a rischio è fondamentale per evitare la trasmissione del virus».

«La malattia - concludono - non rappresenta un rischio in sé per l’acqua potabile, ma animali morti potrebbero ritrovarsi in zone di protezione e nelle immediate vicinanze delle sorgenti, con il rischio di contaminazione dell’acqua a causa dei batteri derivanti dalla decomposizione delle carcasse. In questo senso, sarebbe auspicabile aumentare la frequenza delle analisi microbiologiche nelle zone a rischio».

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