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14.10.2021 - 06:000
Aggiornamento : 10:18

Covid-pass per il corso due fasi: «La coerenza è andata a quel paese»

L'UFSP ha deciso che solo vaccinati, testati e guariti possono frequentare i corsi di circolazione stradale.

Ma l'Associazione Svizzera Maestri Conducenti si ribella e raccomanda di «ignorare il regolamento». Lapidario Andrea Censi, presidente del Fronte Automobilisti Ticino, che definisce queste misure «assurde».

BELLINZONA - Vaccinato, guarito o testato. Anche per tenersi la patente. L’ha deciso l’Ufficio federale della sanità pubblica, che a fine settembre ha annunciato l’estensione dell’obbligo del certificato Covid a tutti i corsi di perfezionamento, volontari come obbligatori, in materia di circolazione stradale. Corsi due fasi e corsi di aggiornamento obbligatori per conducenti professionisti compresi. Ma l’Associazione Svizzera Maestri Conducenti ha qualcosa da ridire. 

Come una manifestazione - È stata una decisione repentina, e decisamente passata in sordina, quella presa dalle autorità federali: la sua entrata in vigore è stata immediata, definita per sabato 25 settembre, il giorno successivo alla comunicazione. Ma che tocca molte categorie. Il requisito del Covid-pass è infatti stato introdotto sia per il corso due fasi, da effettuare obbligatoriamente entro un anno dall’ottenimento della patente, sia per i corsi di aggiornamento richiesti per legge ai professionisti del settore, come camionisti, autisti e maestri conducenti. Questo, perché questo tipo di corsi rientrano ora nella categoria "manifestazioni" dell’attuale Ordinanza Covid-19. La misura non si estende invece, per ragioni imprecisate, ai corsi di sensibilizzazione e alla scuola guida. 

«Da ignorare» - Venuta a conoscenza della nuova disposizione, l’Associazione Svizzera Maestri Conducenti ha deciso che «non adatterà il suo concetto di protezione e raccomanda di ignorare per il momento questo regolamento UFSP». Al contrario, sul sito di "Tcs Training & Events" è specificato che «tutti i corsi di perfezionamento obbligatori e/o volontari sono in linea di principio soggetti a un certificato Covid obbligatorio». Tuttavia la Sezione Ticino TCS ha fatto sapere in mattinata che in quanto organizzatori del Corso Formazione complementare obbligatoria (ex-due fasi), non sottostanno alle decisioni prese da "TCS Training & Events" e che le uniche restrizioni che adottano sono quelle «vigenti sul territorio e diramate dal Consiglio federale».

Qualcuno è intervenuto - Adam Ferrari, presidente dell’Associazione Svizzera Maestri Conducenti sezione Ticino, fa chiarezza, specificando che non sono contrari all’introduzione del Covid-pass in sé, ma piuttosto alle modalità con le quali è stato fatto il cambio di rotta. «Questa disposizione è stata introdotta tutta d’un colpo, su suggerimento di un’altra associazione: Les Routiers Suisse. Quest’ultima organizza buona parte dei suoi corsi nei ristoranti, quindi giocoforza deve applicare questa regola, ma in questo modo la si impone a tutti». La modifica del concetto di protezione sarebbe poi difficilmente attuabile, sia a livello logistico, sia sul piano organizzativo, «perché ci sono corsi già in atto, e altri per i quali le iscrizioni sono state chiuse e la gente ha già pagato». 

Poca coerenza - Ferrari contesta poi le incongruenze nell’applicazione della nuova disposizione, che non tocca, per esempio, le lezioni di scuola guida: «Diciamo pure che la coerenza è andata un po’ a quel paese. Nella scuola guida le persone sono per forza di cose molto vicine, cosa che invece non è all’interno delle sale in cui normalmente si svolgono questi corsi». L’associazione vuole quindi cercare un dialogo con Berna, per «trovare una soluzione che, nella pratica, funzioni per tutti». 

Decisioni da ubriachi - Perplesso e amareggiato anche Andrea Censi, granconsigliere e presidente del Fronte Automobilisti Ticino: «Se dovessi descrivere queste misure in una parola, quella forse più indicata sarebbe “assurde”. Si tratta di un pasticcio su più fronti, dalle tempistiche di comunicazione ai problemi di applicabilità e alla mancanza completa di buon senso delle misure stesse». L’associazione, chiarisce Censi, non si oppone all’obbligo del certificato Covid in senso generale, ma «queste misure sembrano più il frutto di un post serata in discoteca che non di una riunione strategica». 

Accanimento «sul solito sfigato automobilista» - Entrando invece nel merito delle misure imposte, Censi si chiede per quale motivo si dovrebbe imporre il certificato Covid per questo tipo di corsi, quando non è invece obbligatorio per una lezione all’università, un corso di lingue o di cucina, e nemmeno nel parlamento cantonale. «Cos’hanno di tanto speciale questi corsi? In senso di prevenzione probabilmente la risposta è “nulla”, se non che buona parte di questi sono obbligatori, e che chi non li svolge perde la patente, ed in alcuni casi il lavoro». La posizione dell’Associazione svizzera dei maestri conducenti è dunque per Censi «sicuramente comprensibile, almeno fintanto che non sarà fatta chiarezza». «Lo Stato per l’ennesima volta se la prende con chi è incapace di difendersi, il solito sfigato automobilista», conclude.

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