«Un supporto o una spalla su cui piangere, è quello che ci servirebbe»
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Selena Valeriani e, nel tondo, zia Geneviève, scomparsa da quattro anni.
LOSONE/GORDOLA
09.08.2021 - 08:160
Aggiornamento : 10:45

«Un supporto o una spalla su cui piangere, è quello che ci servirebbe»

Persone scomparse: nella Svizzera italiana alle famiglie manca un accompagnamento sul lungo termine.

Lo sfogo di Selena Valeriani, a cui nel 2017 è scomparsa la zia. E quello di Nicolas Chuard che dal 2016 non ha più ritrovato la mamma.

LOSONE/ GORDOLA - Quattro lunghi anni. E ancora nessuna notizia di Geneviève Tomonaga​-Ducotterd. La 63enne di Losone è stata letteralmente inghiottita nel nulla il 2 agosto del 2017. La nipote Selena Valeriani ancora oggi non ha elaborato il trauma. E lo racconta apertamente. «Oltre Gottardo o in Italia ci sono associazioni che accompagnano nel corso degli anni le famiglie che hanno avuto una persona scomparsa. Da noi non c'è questa possibilità. Ed è un problema serio». 

Numeri alti – In Svizzera, stando a Fedpol, scompaiono circa 5.000 persone ogni anno. Mentre la polizia cantonale ticinese riceve mediamente più di una segnalazione a settimana. La maggior parte della gente ritorna. Ma gli altri? E chi si occupa delle rispettive famiglie? «In tutto questo tempo a noi è mancato un supporto – riprende Selena Valeriani –. Una spalla su cui piangere. Qualcuno con cui parlarne. È vero, ci sono fior di psicoterapeuti. Ma non è la stessa cosa». 

La signora Manuela – Di anni ne sono passati addirittura cinque dalla scomparsa di Manuela Possessi. La donna non ha mai più fatto rientro da un'escursione nella zona del Ghiridone. Il figlio Nicolas Chuard ricorda: «Effettivamente non abbiamo avuto un supporto psicologico particolare in questi anni. Personalmente ritengo che superata l'emergenza, quindi conclusa l'attività del classico care team, ciascuno possa organizzarsi privatamente in base alle proprie necessità. Certo sarebbe utile se, per situazioni particolari come le nostre, il tutto fosse ad esempio coperto dalla LAMal. Ma non mi aspetto un intervento diretto dallo Stato».  

Un bisogno necessario – Nicolas evidenzia comunque come sarebbe importante avere un'associazione come quella ipotizzata da Selena. «Inizialmente avevo pensato di crearne direttamente una io. Poi ho scelto di convogliare le mie energie nella famiglia e nei progetti che già avevo avviato».

Dentro il tunnel – «Dal momento in cui tu vivi questo dramma – riprende Selena – entri in una specie di tunnel, e fai davvero fatica a gestire le emozioni. Le strutture istituzionali ti stanno accanto all'inizio. Ma poi giustamente devono pensare ad altro. Noi però siamo costretti a convivere con l'incubo di un nostro caro finito nella terra degli scomparsi. E non è facile». 

Ecco come funziona al momento in Ticino

«In termini generali – sottolinea un portavoce della Polizia cantonale – nell'immediato i contatti con i famigliari sono presi a carico dagli agenti che si occupano delle ricerche. Sia durante la formazione da aspiranti sia durante la formazione continua sono previsti corsi specifici in merito. Laddove si ritenesse necessario e previo accordo con le persone da assistere vi è poi la possibilità di richiedere la collaborazione del Care Team Ticino, ente di primo intervento, per un supporto psicologico e psicosociale puntuale. Qualora invece le ricerche si protraessero per più settimane o mesi i famigliari hanno la possibilità di ricorrere privatamente ad altri enti di supporto».

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