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LUGANOIl mercato dell'arte che non c'è: esplode la"Crypto art" mania

10.06.21 - 06:36
Si è diffuso negli ultimi mesi e, grazie alla tecnologia, è sicuro e raggiunge quotazioni stellari
Malossi
LUGANO
10.06.21 - 06:36
Il mercato dell'arte che non c'è: esplode la"Crypto art" mania
Si è diffuso negli ultimi mesi e, grazie alla tecnologia, è sicuro e raggiunge quotazioni stellari

LUGANO - Ultimamente nel mondo dell’arte non si parla d’altro: è la crypto art. Grazie alla tecnologia blockchain, nata in seno allo sviluppo dei bitcoin e delle criptovalute, risulta oggi possibile creare opere d’arte irriproducibili e autentiche, ma immateriali e infungibili. Proprio per questi attributi questi nuovi lavori prendono il nome di NFT (Non Fungible Tokens): la blockchain consente, in effetti, di affidare a un file un codice alfanumerico irreversibile e non più modificabile. Questo permette in primis all’artista, e successivamente all’acquirente, di possedere un’opera d’arte unica, autentica e dalla provenienza certa. Vere e proprie opere d’arte, ma vendute esclusivamente in forma virtuale: chi le acquista, insomma, non avrà nulla di concreto in mano, soltanto un file digitale irriproducibile.

Sono molti i collezionisti interessati, tanto che molte di queste opere hanno raggiunto quotazioni stellari e il mercato si è ampliato a vista d’occhio attraverso diverse piattaforme online che permettono di acquistarle in asta, per citarne alcune: Foundation, Nifty Gateway o SuperRare.

Ne abbiamo parlato con Alessandro Malossi, artista italiano rappresentato dalla galleria d’arte ticinese IMAGO Art Gallery (Lugano), il quale ha di recente venduto il suo primo NFT.

Cosa pensi di questo fenomeno?
«Ora vive il suo boom: essendo una cosa nuova è difficile fare previsioni, o prende veramente piede e diventa parte integrante del mercato dell’arte, o tra qualche tempo sfuma e andrà a sparire. In ogni caso ha rappresentato una grande occasione per molti artisti».

Credi che possa portare il mondo dell’arte a essere più democratico?
«Sì, sicuramente. Penso, però, che quello sia proprio il pericolo, anche perché essendo un fenomeno così nuovo non c’è ancora una regolamentazione completa a riguardo».

Che tipo di collezionista guarda a questo mondo?
«Io penso non si distanzi molto da quello tradizionale, perché spesso chi compra arte lo fa per investimento, e questa ondata ha permesso molta speculazione, anche se si tratta comunque di persone in media giovani. Sicuramente, però, questo fenomeno ha aperto la possibilità di approcciarsi all’arte a persone di ogni tipo».

Si parla molto di quanto durerà e di una possibilità della crypto art di soppiantare quella tradizionale. Tu cosa pensi al riguardo?
«Come dicevo, sarà tutto da vedere con il tempo. Io, siccome non sono solo un artista digitale ma dipingo anche, penso che il contatto con l’opera d’arte avrà per sempre un valore assolutamente insostituibile: non penso proprio, quindi, che mai si potrà arrivare a questo caso estremo».

Raccontaci la tua esperienza.
«All’inizio non ero al corrente di questo fenomeno, ma siccome alcune mie opere digitali erano diventate virali su Instagram, più persone mi hanno fatto notare questa cosa, e quindi ho deciso di provarci supportato dalla mia galleria. Ad aprile ho venduto il mio primo NFT tramite la piattaforma Foundation, intitolato “Smoking Kills”, che rappresenta una sigaretta che si rivolta verso il fumatore con le sembianze di una pistola».

AFPEverydays: The First 5000 Days

Beeple: un NFT da record venduto da Christie's
Il mondo della crypto art ha davvero sconvolto l’arte contemporanea, soprattutto per le quotazioni da record che è riuscito a raggiungere. Caso emblematico è quello di Beeple, nome d’arte di Mike Winkelmann, un digital artist statunitense che ha portato alla ribalta il fenomeno dell’arte digitale. La casa d’aste Christie’s, infatti, in un’asta terminata l’11 febbraio, ha venduto una sua opera interamente digitale, intitolata “Everydays: The First 5000 Days” per 69,3 milioni di dollari: si tratta della terza vendita più alta mai verificatasi per un’opera di un artista vivente, successiva solo a Jeff Koons e David Hockney. L’opera, di 21.069 x 21.069 pixel, è un collage digitale di oltre 5000 immagini, tutte opere dell’artista. «Penso che questo evento sia stato ciò che ha fatto sì che prendesse piede il mondo degli NFT e che molti artisti abbiano ambito a entrarci.
Fino a quel momento era tutto molto embrionale», spiega Alessandro Malossi.

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