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17.05.2021 - 17:270
Aggiornamento : 20:53

«Per noi piccoli vendere online è dura: ci frenano le spese di spedizione»

L'e-commerce va forte in tempo di pandemia? Tra i big di certo. Ma c'è una fetta di negozianti che soffre ugualmente.

Intanto La Posta nel 2020 registra il record della consegna di pacchi. «Le imprese locali – spiega il portavoce – rappresentano una priorità. E va ricordato che non abbiamo un monopolio».

BELLINZONA/ LUGANO - Si fa presto a dire ai piccoli negozianti di lanciarsi nel commercio online per reggere l'urto della pandemia. Ma poi ci si scontra con i costi di spedizione. «A volte davvero proibitivi per realtà minuscole come la mia», sostiene una negoziante del Locarnese. E non è l'unica a pensarla così. Un'altra commerciante, stavolta del Bellinzonese, aggiunge: «Nessuno mi compra una saponetta online se poi devo fargli pagare l'equivalente del prezzo in spese di spedizione. D'altra parte quei soldi necessari per il pacco non ce li posso mettere io». 

Ginevra fa scuola – È l'altra faccia del boom dell'e-commerce. Già nel 2020, in Europa, si è registrato un + 12,7% di vendite online rispetto all'anno precedente. Nel 2021 la percentuale dovrebbe crescere ancora. E se è vero che esistono progetti validi come Genève Avenue, che mette in vetrina con successo 170 commercianti, è anche vero che per chi marcia da solo, o con pochi altri colleghi, i margini di guadagno restano bassi. 

Un collegamento verso l'esterno – «I costi di spedizione rappresentano un problema – conferma Claudia Pagliari, presidente dei commercianti del Bellinzonese –. Personalmente sono una negoziante che si dà da fare sul web. Tutti i negozi dovrebbero avere una vetrina online, magari anche sui social. La tecnologia ci dà una mano nell'avere un collegamento verso l'esterno, come strumento di immagine. Per fare capire come sei e che ci sei. È chiaro però che gli "affari", se così si possono chiamare di questi tempi, si fanno in negozio. Per quanto mi riguarda fino a un acquisto di 50 franchi, le spese sono a carico dell'acquirente. Se viene superata quella cifra, le pago io. Ci sono anche commercianti che temono di dovere perdere tanto tempo nell'aggiornare continuamente il sito. È un aspetto da non sottovalutare. Se non si hanno basi tecnologiche e si fa tutto da soli è chiaro che lo stress c'è».  

«Molti si scoraggiano» – Anche per alleggerire i commercianti da questo punto di vista la Città di Lugano ha lanciato l'iniziativa My Lugano. Si tratta di un progetto che si ispira a Genève Avenue e che potrebbe avere importanti sviluppi. «Molti si scoraggiano – ammette Rupen Nacaroglu, presidente della Società commercianti di Lugano –, proprio a causa delle possibili spese di spedizione e per gli investimenti da fare nella logistica. Posso capirlo. Ma in questo momento serve osare. Non necessariamente si tratta di mettere in piedi un e-commerce, ma anche solo una vetrina digitale o un "click and collect". Anche se non ti comprano niente, magari ti fai vedere. Per My Lugano c'è stato un contributo pubblico importante. Si vuole dare più possibilità a chi è piccolo. Si tratta di aiutare tutti i commerci a muoversi verso la digitalizzazione».

«Servizi mirati da parte della Posta» – Ma La Posta svizzera, che nel 2020 ha abbattuto ogni record nell'ambito della consegna di pacchi, non fa sconti ai piccoli commercianti, perlomeno nel periodo pandemico? Come si è comportato finora il Gigante Giallo? Tio/20 Minuti lo ha chiesto al portavoce Marco Scossa. «Le piccole e medie imprese rappresentano la spina dorsale della nostra economia. Sono importanti per la Posta e viceversa. Offriamo servizi di consulenza e accompagnamento mirati. Già dall’inizio dello scorso anno, La Posta concede uno sconto online per la spedizione dei pacchi. Di questa possibilità possono beneficiare anche i piccoli commercianti che si trovano a dover affrancare pacchi saltuariamente, semplicemente optando per una preaffrancatura online».

Un record che non basta – Nel 2020 la Posta ha consegnato circa il 23% di pacchi in più rispetto all’anno precedente. «Di fatto, però, l’elevato numero di pacchi non è in grado di compensare le conseguenze negative dell’emergenza coronavirus in tutte le altre unità della Posta. È utile infine non dimenticare che in questo contesto La Posta non detiene alcun monopolio e opera in un regime di libera concorrenza in un mercato che vede attivi numerosi attori». 

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