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CANTONE/SVIZZERA«È responsabilità di tutti fare il possibile per frenare l'epidemia»

11.03.20 - 12:14
Attualmente in Svizzera si contano 645 pazienti positivi al nuovo coronavirus, di cui almeno 128 in Ticino
Archivio Keystone
«È responsabilità di tutti fare il possibile per frenare l'epidemia»
Attualmente in Svizzera si contano 645 pazienti positivi al nuovo coronavirus, di cui almeno 128 in Ticino

BERNA - «Se in Cina l'epidemia sta rallentando e i primi segnali positivi arrivano anche dalla Corea del Sud, nel resto del mondo il numero dei malati sta salendo rapidamente, soprattutto in Europa e nel Medioriente». Così Patrick Mathys, capo della sezione gestione delle crisi e collaborazione internazionale dell’Ufficio federale della salute pubblica, intervenuto poco fa in un incontro coi media a Berna.

Un incontro in cui sono state fornite le più attuali cifre sull'epidemia, anche in Svizzera. Nel nostro paese attualmente si contano 645 pazienti positivi al nuovo coronavirus (di questi 32 casi sono in attesa di una conferma). Il Ticino resta il cantone più colpito, con 128 malati accertati (3 in attesa di conferma). I decessi sono ancora tre (ricordiamo che l'ultimo risale a ieri e riguarda una donna ottantenne del Mendrisiotto).

I casi stanno aumentando rapidamente anche nel resto dell'Europa. Mathys ha quindi fornito le cifre relative ai paesi confinanti con la Svizzera. Tra questi quello con il maggior numero di contagi resta l'Italia (ora il paese più colpito al mondo dopo la Cina): si parla di oltre 10'000 casi accertati e 631 decessi. Anche in Germania e Francia il numero dei malati sta crescendo rapidamente, rispettivamente con oltre 1'500 casi e 3 morti nel primo e 1'780 pazienti e 33 vittime nel secondo. L'aumento «è moderato» in Austria, dove attualmente si contano 182 malati e nessun morto.

Limitare i contagi - «Ora non si tratta più di risalire alla filiera di contagio per ogni singolo caso, ma di limitare il più possibile l'epidemia in modo che non si abbiano troppi malati contemporaneamente» ha sottolineato Mathys. «Ed è anche necessario proteggere le persone a rischio, quindi anziani e persone con malattie come ipertensione arteriosa, diabete, disturbi cardiovascolari, per citarne alcune». L'obiettivo è anche di evitare la pressione sul sistema sanitario.

Come comportarsi? - Ma come comportarsi se ci si ammala? Se non si rientra nei gruppi a rischio, «non correte dal medico e tantomeno andate in un pronto soccorso». Per la maggior parte delle persone il decorso della malattia è infatti lieve. «E se non fosse il caso, il medico va contattato telefonicamente». Si consiglia un auto-isolamento di cinque giorni ai malati e a chi potrebbe contrarre la malattia. «State a casa ed evitate contatti con altre persone» ha detto ancora Mathys.

Questione di responsabilità - Si tratta di responsabilità: «Tocca a voi mantenere le distanze dagli altri quando siete malati o quando siete a rischio di contrarre la malattia» ha concluso Mathys.

«Non rubate le mascherine» - Mathys ha parlato di «responsabilità» anche per quanto riguarda l'utilizzo delle mascherine di protezione, che in determinate strutture sono state anche rubate in grandi quantità. «Quando saremo nel pieno dell'ondata epidemica, il consumo quotidiano di mascherine sarà molto elevato, per questo l'invito è di utilizzarle soltanto quando ha senso, quindi soprattutto nel settore sanitario». Nelle riserve della Confederazione c'erano circa 13 milioni di mascherine, che ora sono 7 milioni. «Ma va ricordato che ci sono riserve decentralizzate anche nei cantoni».

Lavoro ridotto... più facile - L'epidemia di coronavirus sta toccando su più fronti l'economia elvetica e sta mettendo in difficoltà diverse aziende. Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch, segretaria di Stato direttrice della SECO, ha spiegato che sarà più facile ottenere indennità per il lavoro ridotto.

La situazione alla frontiera - Alla frontiera con l'Italia da lunedì è iniziato, come noto, il monitoraggio del traffico viaggiatori: l'entrata in Svizzera è consentita unicamente ai lavoratori frontalieri in possesso di un permesso G. Per rendere più efficiente i controlli, l'Amministrazione federale delle dogane (AFD) ha deciso di chiudere nove valichi minori per canalizzare il flusso su quelli principali. «Non si tratta di una chiusura parziale delle dogane, ma di una misura tecnica per concentrare i flussi» ha precisato Christian Bock, direttore dell'AFD.

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