Donne che "fanno rumore" contro la violenza, per chi "non ha voce"
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Le donne hanno deciso di "fare rumore" contro la violenza.
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LUGANO
25.11.2019 - 17:350

Donne che "fanno rumore" contro la violenza, per chi "non ha voce"

Si sono date appuntamento nel piazzale della stazione Ffs per manifestare in occasione del 25 novembre. Sui cartelloni anche le vittime del Cile

LUGANO - Vivere libere dalla violenza. È questa la rivendicazione delle donne che oggi hanno scelto di «fare rumore per le vie» in onore di questo loro diritto nella Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. «Le donne hanno bisogno di autonomia per non subire più la violenza di compagni, mariti, padri, fratelli. Le leggi devono cambiare», hanno urlato. E ancora: «Siamo il grido altissimo e feroce di tutte quelle donne che più non hanno voce».

È stato il collettivo “Io l’8 ogni giorno” a organizzare la manifestazione a partire dalle 17 davanti alla stazione Ffs di Lugano. Una violenza che colpisce tutte le donne, non solo in Svizzera. E così nel piazzale sono spuntate anche bandiere di altri Paesi, come pure i volti di El Mimo e della fotografa Albertina Martinez Burgos, vittime della violenza di chi vuole mettere a tacere le proteste in Cile.

Perché muoversi alle nostre latitudini? A rispondere sono i numeri: 3 casi di violenza domestica al giorno in Ticino e 17 femminicidi in Svizzera nel 2016, scrive il collettivo sul suo sito. E i dati dello scorso anno non sono per niente rincuoranti: 18’522 reati penali per violenza domestica, un tentato omicidio ogni settimana, 27 vittime in un anno, 24 delle quali donne.

La Giornata mondiale è stata istituita il 17 dicembre 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il 25 novembre di 59 anni fa furono uccise le sorelle Mirabal, le “Mariposas” (farfalle). Le tre donne erano impegnate e contrastare in Repubblica Dominicana il regime del dittatore Rafael Leònidas Trujillo. Un giorno (il 25 novembre 1960) furono bloccate sulla strada mentre si recavano in carcere in visita ai loro mariti. I militari le presero e, in quanto attiviste e rivoluzionarie, le portarono in segreto in un luogo nascosto dove vennero torturate, stuprate, picchiate e strangolate.

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