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Il selfie della polemica: al centro Roger Etter
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06.10.2019 - 18:320
Aggiornamento : 07.10.2019 - 09:28

Dopo il selfie con Salvini è lo stesso Roger Etter a raccontare la sua verità

Il 59enne sullo scatto con l'ex ministro: «È di 3 anni fa e conosco un solo russo». E su altri scheletri: «Io neonazista? Ero Udc e per la democrazia diretta. In antitesi dunque con quell'ideologia»

LUGANO - «Uno scatto immortala il leader leghista (era ancora ministro) e lo svizzero Roger Etter». La fotografia, un selfie dove appare anche il vicesindaco di Luino Alessandro Casali, confermerebbe - secondo l’edizione di sabato di Repubblica - il legame di Matteo Salvini con ambienti filo-russi. Non solo, dall’armadio dell’ex ministro italiano spunta anche lo scheletro: Roger Etter, pregiudicato, «neonazista», lo definisce il giornale, nonché fondatore dell’associazione, «di estrema destra Fratria», che nei mesi scorsi ha invitato a Lugano il filosofo russo Aleksandr Dugin. Da qui il link con il cosiddetto Russiagate.

Il ticinese Roger Etter, 59 anni e un passato effettivamente ingombrante, ieri ha dapprima reagito su Facebook: «Attenti ai selfie - ha scritto - quell’immagine risale al settembre 2016». Quindi, contattato da Tio/20Minuti, ha ribattuto alle accuse contenute nell’articolo. Ma non solo.

«È una cosa demenziale - dice Etter -. Vengono fatte insinuazioni su miei collegamenti con i russi».

L’articolo di Repubblica sostiene in effetti che lei sia “introdotto in ambienti economici e politici russi”...
«Magari. L’unico russo che ho conosciuto in vita mia è questo signor Dugin».

E del selfie cosa può dire?
«L’immagine con Salvini risale al settembre 2016 e dovrebbe essere stata scattata durante una manifestazione leghista a Varese. Se è per questo sono stato anche a Pontida in passato. Tirare fuori ora quella foto, sostenendo che risale a pochi mesi fa, è una strumentalizzazione palese».

Dici Etter ed inevitabilmente ripensi allo sparo di 16 anni fa e la condanna a 11 anni per tentato omicidio. È il suo scheletro numero 1...
«Ho pagato pesantemente e senza un giorno di sconto. Dopodiché uno può credere alla versione della Giustizia o alla mia. In ogni caso quel che è stato è stato. Sono stato condannato, ho eseguito la pena, ho ripreso a lavorare. Ora sono tornati ad attaccarmi perché, con alcuni amici, ho deciso di dare vita ad un’associazione, Fratria, allo scopo di far sentire in Ticino delle voci differenti». 

Appunto Aleksandr Dugin, «filosofo postnazista, amico e consigliere di Putin» (sempre da Repubblica).
«Ma se venerdì scorso è stato invitato il professor Giulietto Chiesa, che è una persona eccezionale, nonché corrispondente da Mosca per vent’anni e, lo sottolineo, comunista. Per questo dico basta a queste accuse. Ma ho già detto troppo».

Aspetti, torniamo al selfie, lei dice che non è recente. Ha un elemento per dimostrarlo?
«Se mi vedesse adesso... Ho parecchi chili in meno».

Un po’ come Norman Gobbi?
«Gobbi lasciamolo dov’è».

Ma quella foto se la ricorda? 
«Certo, perché ogni anno Facebook ributta fuori “i tuoi ricordi”. Mi è capitato di ripubblicarla e Casali deve averla ripresa anche lui. Se oggi siamo qui a parlarne è semplicemente ridicolo».

Non frequento i russi, diceva, ma nega anche che Fratria abbia un orientamento ideologico di destra?
«Ma no! Se uno legge lo statuto dell’associazione il nostro scopo è di proporre persone con idee che vanno contro il pensiero dominante. Volevamo creare discussione, ma in Ticino il passo è breve nel venire inchiodati al muro. Evidentemente Repubblica non ha scoperto Etter ma la segnalazione arriva da qualcuno di questo cantone».

C’è poi il suo scheletro numero 2: Etter è neonazista?
«Io ero nell’Udc è portavo avanti il discorso del federalismo, ossia l’autonomia decisionale nella più piccola entità possibile. Ero spesso e volentieri contro le fusioni e per la democrazia diretta. Sono tutte cose all’antitesi di un’ideologia nazista».

 E allora quale sarebbe il legame?
«Avevo, e ho tuttora, una passione storica per il periodo che va dalla prima alla seconda guerra mondiale. Da dopo Bismarck in poi. Invece si è strumentalizzato su questo. Ma se fossi stato uno così, manco sarei stato nell’Udc proprio per una questione di scienza politica».

Se non ci fosse stata la vicenda penale di quasi vent’anni fa , cosa farebbe oggi Roger Etter?
«La mia ambizione di allora era di arrivare in Consiglio nazionale. Dove effettivamente si parla, e non come nel votificio cantonale, di politica».

Fratria è stato un modo per tornare a parlare di certi temi latamente politici?
«Abbiamo invitato Dugin e Chiesa, ma era prevista anche una prossima manifestazione sull’acqua in chiave esoterica al Monte Verità. Poi ci sono stati anche contatti con un esponente del movimento panafricano che avrebbe parlato contro il franco francese che provoca una fuga di disperati. Tutti temi che escono dall’ordinario».

È o era previsto?
«Era, è.... Di certo adesso dobbiamo valutare anche noi se vale la pena proporre, per poi venire così aggrediti».

Post scriptum: Etter è stato attaccato e ha giustamente avuto la possibilità di ribattere. Dopodiché le fotografie d'epoca (e non il selfie con Salvini) pubblicate in passato dallo stesso Etter sulla sua pagina Facebook suggeriscono un interesse per il periodo nazista... molto, come dire, esibito. Lui dice che è solo storia. Speriamo.

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