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CANTONEPagheremo sempre di più, per colpa del burnout

18.02.19 - 07:07
Uno svizzero su tre soffre di stress da lavoro. E le assicurazioni rischiano il collasso. «I premi aumenteranno per forza di cose», spiega lo specialista Bruno Cereghetti
Depositphotos (olly18)
CANTONE
18.02.19 - 07:07
Pagheremo sempre di più, per colpa del burnout
Uno svizzero su tre soffre di stress da lavoro. E le assicurazioni rischiano il collasso. «I premi aumenteranno per forza di cose», spiega lo specialista Bruno Cereghetti

LOCARNO – Già oggi costa ai datori di lavoro 6,5 miliardi di franchi all’anno. E siccome le prospettive non sono rosee, il burnout rischia, nel giro di pochi anni, di fare collassare le assicurazioni. Un terzo dei lavoratori svizzeri soffre di stress da lavoro. Venerdì scorso una commissione del Consiglio nazionale ha bocciato l’idea di ufficializzare il burnout come malattia professionale. «Ma l’emergenza resta – precisa Bruno Cereghetti, ex capo dell’Ufficio cantonale dell’assicurazione malattia –. Questa situazione non fa onore alla Svizzera».

Perché si è arrivati a questi punti?
Il mondo del lavoro è sempre più esigente, l’evoluzione della tecnologia ci impone ritmi sempre più frenetici. Tutto è diventato iper veloce. A questo vanno aggiunte le crescenti regole in ambito aziendale.

Come si fa a stabilire se una persona soffre davvero di burnout?
Si tratta di un ambito particolarmente liquido. I confini non possono essere bene definiti. Si può definire la durata della giornata lavorativa, si possono regolamentare eventuali turni. Ma non si riuscirà mai a quantificare il reale livello di stress vissuto dal singolo lavoratore. Ci sono anche persone particolarmente fragili, già predisposte ad andare in tilt di fronte alle difficoltà. Penso, tuttavia, che la maggior parte dei casi di burn out sia dovuto a reali condizioni di lavoro stressanti.

Riconoscere il burn out come malattia professionale avrebbe significato responsabilizzare maggiormente il datore di lavoro sulla questione…
Ma già adesso il datore ha grosse responsabilità. E si deve rendere conto che la prevenzione in questo campo è cruciale. Prima di tutto, in un ambiente sereno, i lavoratori rendono di più. E questo è un dato di fatto.

Si apre anche un discorso economico…
L’indennità giornaliera per la perdita di guadagno viene coperta dalle assicurazioni. Ma più casi del genere ci sono, più i premi rischiano di salire. Immaginatevi un’azienda in cui metà dei collaboratori è a casa per burnout. È chiaro che a quel punto l’assicurazione potrebbe chiedere alla ditta di rivedere il contratto assicurativo. In generale è un problema grosso per le assicurazioni sanitarie. I tempi di recupero, per questi problemi, spesso sono lunghi. Senza contare i medicamenti e le terapie…

Come si può invertire la rotta?
Prendendo coscienza che un bel clima di lavoro può fare guadagnare, o perlomeno, risparmiare l’azienda, e in generale, la società. Spesso determinate situazioni non nascono neanche ai piani alti. Pensate a un’azienda con quattro reparti. E a un certo punto c’è un capo reparto che vuole massimizzare il profitto per ricevere magari un bonus. A quel punto mette sotto pressione i suoi subordinati, creando condizioni esasperanti. Questo genere di situazione va denunciato con fermezza e non va più tollerato.

 

COMMENTI
 
miba 3 anni fa su tio
Ciao Tato50, so che alla fine abbiamo ragione entrambi: l'indennità giornaliera non è a carico della LAMal e relative assicurazioni complementari LCA ma come hai giustamente detto tu tutte le cure, ricoveri, terapie, trattamenti, analisi, ecc per contro sì. Probabilmente è proprio per questo che recentemente ne hanno discusso a Berna e cioè che se il burnout passasse come malattia professionale in tal caso (come le altre malattie professionali) passerebbe sotto la SUVA/LAINF, sia per le spese di cura che per l'indennità giornaliera
miba 3 anni fa su tio
opssss, finito al posto sbagliato, mi scuso....
Evry 3 anni fa su tio
Burnout.... fö la paia e abbiate PIACERE a lavorare
Bandito976 3 anni fa su tio
Certo hai ragione. Puó venire anche nel caso contrario, uno che lavora e perde il lavoro e sta a casa diversi mesi. Come dico sempre ci vuole 1 peso e 1 misura
ALC 3 anni fa su tio
Praticamente con questi articoli i media vogliono farti capire che se i premi aumentano è solo colpa tua...... Non sanno essere un pelino piu profondi nelle analisi parlando di come giocano un ruolo le aziende farmaceutiche e come in Svizzera le medicine abbiano prezzi inspiegabilmente esorbitanti, come mai le casse malati fanno cosi tanti utili e come mai non esistono ancora enti che con un loro intervento, pacificamente accettato anche dal datore di lavoro, possano regolare gli eccessivi ritmi lavorativi. Il nostro mondo lavorativo sembra sempre più una gabbia di leoni! E noi abbiamo sempre piu paura di perdere il lavoro, di non essere abbastanza forti, e di non ricevere una buona qualitá sanitaria. .....e alura,.......a pagùm!
lucafdl 3 anni fa su tio
Chiamiamolo burn-out o mobbing, difficile stabilire un confine, come difficilissimo analizzare quello che accade veramente sul posto di lavoro di una persona che soffre questa condizione!! Fatto sta che sono problemi reali, che purtroppo molti di noi vivono. Il vero problema, è che quando questo accade c’è una grande indifferenza da parte di colleghi o responsabili del personale, che piuttosto di sollevare polveroni preferiscono tacere se non addirittura essere complici per non avere rogne. Fatto sta che è davvero difficile trovare una soluzione, forse bisognerebbe sensibilizzare di più i lavoratori sul tema
miba 3 anni fa su tio
Signor Cereghetti, ma premi relativi all'indennità giornaliera di malattia centrano come i cavoli a merenda con i premi dell'assicurazione di base LAMal e nemmeno con le assicurazioni complementari alla LAMal. Queste assicurazioni sono per principio autoportanti sia per singolo contratto che per l'insieme dei contratti e possono oltretutto essere concluse con assicuratori non malattia........
Tato50 3 anni fa su tio
Giusto, ma le spese derivanti da quella che la considero una malattia se non"presa" in tempo, diventa depressione e magari con ricoveri. Questi sono a carico della LAMAL e parlo per esperienza personale. Ciao miba ;-)
andrea28 3 anni fa su tio
Se una persona ha il burn-out è perché il datore di lavoro lo stressa (ritmi di lavoro, pressioni psicologiche, paura del licenziamento..), ragion per cui facciano pagare i datori di lavoro...
elvicity 3 anni fa su tio
guarda che anche il datore di lavoro è stressato... stessa cosa vale per loro: ritmi di lavoro, paura di perdere lavori, aumenti e continui pressioni da parte dei clienti verso il ribasso..
casi89 3 anni fa su tio
per me e cereghetti ad avere il burnout!
cambiamainagota 3 anni fa su tio
cominciamo con controllare gli ospedali che fanno pagare cifre spropositate le camere e fanno di tutto per aumentare i costi come trattenere un paziente fino alle 14 per fargli pagare la camera anche quel giorno al 100%....
elvicity 3 anni fa su tio
Sono proprio le continue notizie come queste che mi fanno venire il Burn Out.
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