CANTONE
25.11.2018 - 18:350
Aggiornamento : 26.11.2018 - 11:59

Anche Dadò contro Philipp Plein: «Ma non ha vergogna?»

Il presidente PPD critica la campagna pubblicitaria per il Black friday: «Campagna pubblicitaria immonda». Le donne della sinistra dei sindacati: «Che il Cantone si attivi per togliere quelle foto».

LUGANO - Dopo le critiche mosse dal sindacalista Giangiorgio Gargantini, la campagna pubblicitaria di Philipp Plein incassa pure quelle del presidente del PPD Fiorenzo Dadò.

«Una vergogna». Così viene definita da Dadò la donna in abiti discinti, uccisa da un "killer dei prezzi". In uno sfogo affidato alla sua pagina Facebook, il presidente PPD non le manda a dire: «Signor pp, lei ha già guardato una volta in vita sua negli occhi una donna violentata? Non le bastano le pizze e il sushi per ridicolizzarsi? Con che coraggio adesso ci infogna con questa campagna pubblicitaria immonda? Ora che si dica basta a questo signore e ai suoi stracci!».

Quindi incalza: «Il Ticino ha bisogno di imprenditori seri, di persone che mettono amore nel loro lavoro, di veri artisti, non di disadattati che pur di farsi notare e vendere le loro cianfrusaglie passano sopra a tutto e tutti».

Non ha tardato ad arrivare in serata anche una presa di posizione del "Coordinamento donne della sinistra e Gruppo donne Unione sindacale Svizzera sezione Ticino" che, in occasione della giornata appena trascorsa della lotta contro la violenza sulle donne, ha voluto denunciare in una lettera aperta i messaggi veicolati dalla campagna pubblicitaria di Philipp Plein.

«I messaggi veicolati dalle pubblicità - si legge nello scritto inviato al Municipio di Lugano e al Governo - plasmano comportamenti e desideri, alimentano le fantasie legittimandole. Pretendere che, pur nella libertà di commercio, le imprese mantengano un comportamento etico e socialmente sostenibile ci sembra il minimo. Se la responsabilità degli atti di violenza è di chi li commette, permettere che circolino messaggi e immagini violenti anche attraverso la rete per vendere prodotti o idee è complicità di quegli atti. Il minimo è che il Cantone e il Comune di Lugano richiedano all'azienda di Philipp Plein di togliere qualunque immagine di omicidio sui propri siti e nei propri negozi. Ricordiamo che la pubblicità di Dolce&Gabbana che rappresentava uno stupro di gruppo è stata condannata e fortemente criticata da diverse agenzie dell'ONU».

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