LUGANO
28.05.2018 - 10:020
Aggiornamento : 14:49

«Il governo ci offre un piatto di lenticchie avvelenato»

Tiziano Moccetti direttore sanitario del Cardiocentro all’attacco. Mette in dubbio l’imparzialità del direttore del Dss Beltraminelli e accusa il presidente dell’Eoc Sanvido

LUGANO - «Ringrazio il governo per lo sforzo, ma...». I “ma” del professor Tiziano Moccetti, direttore sanitario del Cardiocentro, sono pesanti come macigni e riaprono la spaccatura che il Consiglio di Stato credeva, forse, di aver ricomposto. In un’intervista a Liberatv il padre dell’ospedale del cuore sfodera gli artigli e stronca la proposta governativa, «una proroghetta di 5 anni» la definisce, quale fase di transizione per entrare a pieno titolo nell’Ente ospedaliero cantonale (il Cardiocentro ne aveva proposti 15 in vista della nascita dell’Istituto per cuore, vasi e polmoni).

«In sostanza - afferma Moccetti - ci viene detto: voi venite completamente assorbiti dall’EOC, agli ordini di Giorgio Pellanda e del CdA dell’Ente, e in cambio diamo cinque anni al vostro direttore, mio figlio Dante. Francamente la trovo una soluzione pasticciata e anche un po’ offensiva per la mia dignità». E ancora: «Pensare di comprarmi offrendo a mio figlio cinque anni in più da direttore, è un piatto di lenticchie avvelenato che la mia storia personale e professionale mi impone di rifiutare. Voglio bene a Dante come padre, ma il bene del Cardiocentro, dei suoi dipendenti e dei nostri pazienti, viene prima del suo posto da direttore. Molto prima».

Per Moccetti il problema non sono gli anni di transizione, ma il modello di conduzione che si vorrebbe adottare: «Senza una governance indipendente e autonoma praticamente si distrugge il Cardiocentro». Senza questa entità, spiega, verrebbe a cadere «la possibilità di fare rapidamente gli investimenti necessari, ad esempio per l’acquisizione di macchinari all’avanguardia». Ma verrebbero meno anche le «certezze sulla ricerca, dove invece stiamo portando avanti progetti avveniristici con le cellule staminali. Non potremmo più tutelare i nostri dipendenti come abbiamo sempre fatto fino ad oggi».

Infine le parole più pesanti il  professor Moccetti le riserva agli altri protagonisti delle trattative. Iniziando dal direttore del Dss, Paolo Beltraminelli, che secondo il direttore sanitario del Cardiocentro non sarebbe l’arbitro giusto. È problematico, spiega Moccetti, che «il ministro della sanità Paolo Beltraminelli sieda anche nel CdA dell’EOC, incarnando uno dei più colossali conflitti di interesse attualmente in vigore in Ticino. Lui dovrebbe essere indipendente rispetto a tutti gli attori della sanità ticinese, dovrebbe essere come un arbitro, e invece gioca con la casacca di una delle squadre». Ma le “pietre” più pesanti che Moccetti si toglie dalle scarpe sono riservate al presidente dell’EOC, Paolo Sanvido, dal 2004 al 2014 membro del consiglio di fondazione del Cardiocentro: «La campagna denigratoria contro il Cardiocentro -attacca Moccetti - è  stata di certo innescata, e forse addirittura orchestrata, dai piani alti dell’Ente ospedaliero e in particolare dal presidente Paolo Sanvido. Mi riferisco alla lettera farsa, firmata da Sanvido, nella quale l’EOC scrive al governo dicendosi “preoccupato” per le finanze del Cardiocentro (...). Finge di non averne condiviso ogni scelta, di non esserne stato parte attiva, di non averne addirittura incoraggiato le più dure strategie». In un crescendo di accuse il professor Moccetti rimanda la questione a questa sera al capannone di Pregassona, dove alle 18.30 è in programma una serata organizzata dal gruppo “Grazie Cardiocentro”: «Io resto fiducioso, nonostante tutto, di poter trovare una soluzione. Ma se non sarà possibile, come ho già avuto modo di dire, vox populi, vox dei».

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