Oltre 600 professori contro l'iniziativa «200 franchi bastano!»

Accademici uniti contro il taglio del canone: «Servizio pubblico essenziale per informazione e democrazia».
LOSANNA - Alle tante voci che si sono levate in queste settimane contro l'iniziativa popolare "200 franchi bastano!" se ne aggiunge un'altra: più di 600 professori e ricercatori di università, scuole universitarie professionali nonché istituti pedagogici elvetici hanno sottoscritto una dichiarazione pubblica per opporsi alla proposta di ridurre il canone radiotelevisivo.
La presa di posizione, dagli stessi autori definita «senza precedenti» per il numero di accademici coinvolti, è stata resa nota oggi. I firmatari, provenienti da tutte le regioni del paese e da diverse discipline, definiscono l'iniziativa «nefasta». «Mezzi di comunicazione indipendenti sono importanti per le democrazie liberali quanto le scienze indipendenti», argomentano.
Sottolineando il valore di un servizio pubblico radiotelevisivo forte, i professori sostengono che questo garantisce un'informazione di qualità superiore, essendo orientato «alla pertinenza e alla qualità piuttosto che agli ascolti e al numero di click». Un servizio pubblico robusto, aggiungono, eleva gli standard dell'intero panorama mediatico, costringendo anche i media privati a misurarsi con questi criteri.
La dichiarazione evidenzia in particolare il ruolo della SRG SSR nella copertura di temi trascurati come la scienza, grazie a redazioni scientifiche solide. Una copertura «critica» dell'attualità legata alla ricerca è inoltre «essenziale per la fiducia nella scienza».
I docenti mettono in guardia dalle conseguenze di un eventuale taglio del canone: secondo le ricerche - affermano - una restrizione dell'offerta online pubblica non sposterebbe il pubblico verso i media privati, ma verso «offerte gratuite e le reti sociali, senza portare nuovi abbonati alla stampa scritta. Come già sostenuto anche da altri rami che beneficiano più o meno direttamente del canone come lo sport o la cultura i rappresentanti universitari ritengono inoltre che, con una tassa ridotta a 200 franchi, la copertura delle regioni linguistiche sarebbe gravemente minacciata.
Sul tema si voterà l'8 marzo. Nell'ottica dei promotori - UDC, Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) e Giovani PLR - la proposta di modifica costituzionale che porta anche il nome di iniziativa SSR punta a far sì che l'ente radio televisivo torni a concentrarsi sul suo mandato, che è quello di fornire un servizio pubblico di base. Secondo i sostenitori dell'iniziativa proprio la grande quantità di diversi comitati scesi in campo per raccomandare il no all'oggetto mostra che il canone è diventato «una mangiatoia» - così dice il consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega/TI), che con il suo giornale Il Mattino ha largamente contribuito alla riuscita della raccolta delle firme - a cui attingono i soggetti più disparati.



