BERNA
17.04.2015 - 06:450
Aggiornamento : 10.01.2018 - 10:20

Svizzera secolarizzata, sempre più giovani senza Dio

La religiosità in Svizzera sta precipitando da anni. Solo nel 2005 il 71% della popolazione si diceva credente, oggi siamo scesi al 38%

BERNA - È un fenomeno generalizzato in Europa occidentale: in Svezia i fedeli scendono addirittura al 19%. Sono soprattutto i giovani ad allontanarsi dai culti: gli svizzeri tra i 18 e i 24 anni che si dichiarano credenti sono appena il 26%. Tra i 25-34enni si sale al 30%; 40% per i 35-64enni e 55% per gli over 65.

Come già hanno mostrato altri studi, più è alto il grado di istruzione meno si è portati alla fede. Così come gli uomini (36%) sono meno religiosi rispetto alle donne (40%). Secondo Rena Caspar, dell’Associazione svizzera dei Liberi pensatori, tra i motivi di questa tendenza vi è la minore vergogna: «Oggi è diventato naturale dire apertamente che non si crede in un potere sovrannaturale». Non è nemmeno strano che siano soprattutto i giovani a distaccarsi dai dogmi: «Le giovani persone che crescono oggi, dall’11 settembre hanno vissuto anni di atrocità commesse in nome delle religioni».

In ambiente religioso, i risultati del sondaggio Win/Gallup sono accolti con meno gioia. «Si vive sempre più la spiritualità in modo individuale», commenta Walter Müller, portavoce della Conferenza episcopale svizzera. E anche tra le chiese riformate la percezione è questa. «La ricerca del senso della vita rimane», commenta Marina Kämpf, portavoce delle Chiese evangeliche. Le persone però, dice, tendono più a definirsi spirituali che religiose.

Il teologo Georg Otto Schmid motiva questa emorragia di fedeli con la perdita di immagine delle chiese. «Per molti, oggi, la religione è il lato cattivo della fede, incastrata nelle strutture gerarchiche, nel fanatismo e nel terrorismo». LüS/FSU

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