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GUERRA COMMERCIALE

Dazi: «Trump può ancora fare molto, molto male alla Svizzera»

Per Stefan Legge, economista dell'Università di San Gallo, dopo la sentenza della Corte suprema non cambia «quasi nulla» per il nostro Paese
IMAGO/UPI Foto
Fonte ats
Dazi: «Trump può ancora fare molto, molto male alla Svizzera»
Per Stefan Legge, economista dell'Università di San Gallo, dopo la sentenza della Corte suprema non cambia «quasi nulla» per il nostro Paese

BERNA - Per la Svizzera non cambia «quasi nulla» dopo la sentenza della Corte Suprema sui dazi statunitensi. Lo afferma Stefan Legge, docente all'Università di San Gallo in un'intervista alla SonntagsZeitung. L'esperto invita Berna a mantenere la calma e a continuare a puntare sugli interessi comuni con Washington.

«Trump può ancora fare molto, molto male alla Svizzera, se lo volesse», ha dichiarato l'esperto di politica fiscale e commercio internazionale. Per questo motivo, a suo avviso, il Consiglio federale dovrebbe continuare a lavorare per preservare buoni rapporti, per quanto difficile possa essere.

Secondo Legge, è opportuno agire con prudenza, sostenendo e individuando gli interessi condivisi. «Anche gli Stati Uniti hanno interesse a mantenere buoni rapporti con la Svizzera», ha sottolineato.

Per l'economista la decisione della Corte Suprema di venerdì non costituisce una vera sorpresa: anche i mercati delle scommesse attribuivano un 70% di probabilità a questo esito. Era inoltre prevedibile che Trump facesse immediatamente riferimento ad altri strumenti giuridici, come il Trade Act, per introdurre nuovi dazi. «Le tariffe sono così centrali nella sua politica che utilizzerà l'intero ventaglio di basi legali a disposizione, ciascuna con i propri vantaggi e svantaggi», ha proseguito Legge. Nessuno può quindi rilassarsi nelle attuali dispute commerciali solo perché Trump avrebbe perso «un giocattolo»: l'incertezza è al contrario aumentata e l'unica certezza è che arriveranno nuovi dazi.

Per Legge, la Svizzera si è «posizionata correttamente» nell'accordo negoziato con gli Stati Uniti, che prevede una serie di eccezioni, tra l'altro per l'industria farmaceutica. Il dialogo su queste deroghe rimane importante. Secondo l'economista, la Svizzera ha tutto l'interesse a evitare che i suoi principali prodotti d'esportazione finiscano nel mirino dell'amministrazione Trump.

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