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SVIZZERA / ITALIA

Crans Montana, lo scontro si riaccende: «Abominevoli le richieste della Svizzera»

A dare un nuovo impulso ai malumori, sulla questione delle spese, sono le parole del governatore della Lombardia, Attilio Fontana, e di Guido Bertolaso, assessore della Regione alla sanità
Imago
Fonte ats
Crans Montana, lo scontro si riaccende: «Abominevoli le richieste della Svizzera»
A dare un nuovo impulso ai malumori, sulla questione delle spese, sono le parole del governatore della Lombardia, Attilio Fontana, e di Guido Bertolaso, assessore della Regione alla sanità

CRANS-MONTANA / MILANO - È «semplicemente abominevole» la richiesta avanzata dalla Svizzera sul pagamento delle spese sanitarie legate alla tragedia di Capodanno al bar Le Constellation a Crans-Montana (VS), secondo il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana (Lega, destra), e l'assessore della Regione allo stato sociale, Guido Bertolaso (indipendente di centro-destra), che respingono «con fermezza» l'ipotesi che tali costi possano ricadere sull'Italia.

I due politici fanno riferimento a informazioni di stampa di ieri, che nello stesso giorno avevano già suscitato il grande malumore della premier italiana Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia, destra). Quest'ultima in un messaggio sulla rete sociale X aveva indicato: «Apprendo da notizie di stampa che le autorità svizzere hanno intenzione di chiedere all'Italia il pagamento delle esose spese mediche che l'ospedale di Sion (VS) avrebbe sostenuto per i ricoveri, anche di poche ore, di alcuni ragazzi rimasti feriti nell'incendio». E aveva indicato che «se questa ignobile richiesta dovesse essere formalizzata, annuncio fin da ora che l'Italia la respingerà al mittente e che non le darà alcun seguito».

Dal canto loro, oggi Fontana e Bertolaso in un comunicato scrivono che «gli svizzeri sostengono che sia la loro cassa malati a pretendere questo pagamento: benissimo, ma si rivolgano ai responsabili di quanto accaduto».

«L'ho ribadito in ogni sede, anche durante il mio incontro a Sion: è fuori discussione - continua Bertolaso - che il nostro paese, il governo o qualsiasi altra istituzione italiana possano farsi carico delle spese derivanti da questa tragedia».

L'assessore ha inoltre sottolineato come il tema vada oltre il principio di reciprocità richiamato dall'ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, anche «alla luce del fatto che due cittadini elvetici sono stati curati» al Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano. «È anzitutto una questione etica: in Italia assistiamo e curiamo gratuitamente chiunque abbia bisogno di cure salvavita. Ma in questo caso - prosegue - la Svizzera ha una responsabilità gravissima. Questa tragedia non doveva accadere e non può permettersi di chiedere alcun pagamento. Deve piuttosto continuare a scusarsi e rivalersi su chi è responsabile».

«I ragazzi? Condizioni in miglioramento»
Bertolaso fa anche il punto sulle condizioni dei cinque ragazzi ancora ricoverati al Niguarda. Sono «in miglioramento. Uno dei pazienti ha già avviato il percorso di riabilitazione respiratoria, mentre gli altri quattro sono assistiti presso il centro grandi ustioni di Niguarda. Due di loro presentano ancora condizioni serie e dovranno affrontare una degenza prolungata. Confidiamo di poter dimettere altri due pazienti nelle prossime settimane».

Le famiglie non dovranno pagare nulla
Prima delle informazioni di stampa di ieri, la questione di presunte richieste di pagamento delle cure di pazienti italiani alle loro famiglie aveva già suscitato malumori in Italia. Le autorità vallesane avevano subito indicato che alle famiglie, le quali avevano solo ricevuto un documento contabile, non sarebbe stato chiesto neppure un franco.

Concretamente, le fatture (di cui le famiglie hanno ricevuto una copia) sono state trasmesse all'Istituzione comune LAMal (l'ente svizzero che gestisce le spese mediche a livello internazionale), al fine di stabilire, insieme alle assicurazioni italiane (e/o all'ente italiano di collegamento internazionale), quale assicurazione si faccia carico di quale prestazione.

Se dovesse rimanere un saldo, se ne faranno carico i Consultori dell'aiuto alle vittime di reati, istituiti in base alla legge omonima (Legge federale concernente l'aiuto alle vittime di reati). «In ogni caso, le famiglie non dovranno pagare alcuna fattura medica», ha conferma lo Stato del Vallese.

«Tutte le fatture relative al tragico incidente di Crans-Montana sono state trasmesse agli assicuratori dei pazienti, nel caso dei residenti in Svizzera, e all'Istituzione comune LAMal, nel caso dei pazienti europei, in conformità con gli accordi bilaterali», ha pure confermato l'ente ospedaliero vallesano. «Sono state emesse nel rispetto delle tariffe previste dalle convenzioni tariffarie. Come per tutte le fatture emesse a nome delle assicurazioni in Svizzera, è stata inviata una copia ai pazienti a titolo informativo, conformemente alle disposizioni previste dalla LAMal», la Legge federale sull'assicurazione malattie.

Dopo un incontro ieri pomeriggio con il capo della missione diplomatica italiana in Svizzera Cornado, il presidente del Consiglio di Stato vallesano Mathias Reynard (PS) è tornato a gettare acqua sul fuoco. «I pazienti non dovranno pagare nulla», ha detto a Keystone-ATS. Reynard e Cornado si erano già sentiti lunedì al telefono.

Sempre ieri, alla televisione vallesana Canal 9, l'ambasciatore aveva già voluto stemperare la tensione spiegando che il caso «non rappresentava assolutamente una nuova crisi» tra Svizzera e Italia. Poiché questa pratica non è comune in Italia, per le famiglie ha rappresentato «uno choc emotivo, ma si è trattato di un incidente del tutto involontario».


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