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SVIZZERA

Accoltellata al volto dallo stalker, cinque anni di carcere

Voleva sfregiare la ragazza affinché non potesse avere un altro uomo. L'aggressore è stato condannato a quattro anni e dieci mesi.
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Accoltellata al volto dallo stalker, cinque anni di carcere
Voleva sfregiare la ragazza affinché non potesse avere un altro uomo. L'aggressore è stato condannato a quattro anni e dieci mesi.

WINTERTHUR - Voleva sfigurarla per impedirle di rifarsi una vita con un altro uomo. È questa, secondo il tribunale distrettuale di Winterthur, la motivazione che ha spinto un uomo di 42 anni ad aggredire brutalmente una giovane donna, colpendola ripetutamente al volto con una forbice. I fatti risalgono a una sera di giugno del 2024 e si sono conclusi con una condanna a quattro anni e dieci mesi di detenzione, una misura terapeutica stazionaria e un divieto di ingresso in Svizzera di 20 anni.

La vittima, allora 27enne, era appena rientrata dal lavoro insieme al cognato e si trovava davanti a un edificio residenziale di Winterthur. Da tempo viveva nel terrore: da anni era perseguitata da un uomo ossessivo, tanto da aver cambiato luogo di lavoro e abitazione, trasferendosi dalla sorella. Ma nemmeno questo era bastato.

All’improvviso, lo stalker si è presentato davanti alla casa, annunciando l’intenzione di ucciderla. Ha estratto dalla tasca una piccola forbice domestica, con lame di 4,5 centimetri. Ha prima aggredito il cognato, poi ha afferrato la donna per il collo e l’ha colpita almeno dieci volte alla testa e al volto, infierendo anche con calci. Solo l’intervento del cognato, che è riuscito a rialzarsi e a respingere l’aggressore, ha evitato conseguenze ancora più gravi. L’uomo è poi fuggito, inseguito per circa 200 metri, prima di nascondersi in un cespuglio dove è stato arrestato dalla polizia.

L’aggressore, cittadino afghano secondo le sue dichiarazioni, vive in Svizzera dal 2007, ma le autorità sospettano che sia in realtà pakistano. Non ha mai ottenuto lo status di asilante e la sua storia di persecuzione da parte dei talebani è stata giudicata poco credibile.

L'uomo è recidivo: già condannato più volte per stalking e reati simili, nel 2017 era stato colpito da un ordine di espulsione mai eseguito.

Anche in questo caso, la persecuzione era iniziata nel gennaio 2022: appostamenti, messaggi minatori, pressioni per un matrimonio forzato, fino ad arrivare a un’aggressione fisica in stazione. Durante il processo, svoltosi a porte chiuse per tutelare le vittime, l’imputato ha negato tutto, sostenendo che la donna si fosse ferita da sola. Una versione giudicata del tutto inattendibile dai giudici.

Determinanti sono stati i messaggi vocali minacciosi, le tracce di DNA sulla forbice e i referti medici. La perizia psichiatrica ha diagnosticato una grave personalità antisociale con tratti di «narcisismo maligno».

Alla vittima sono stati riconosciuti 12mila franchi di risarcimento per i danni morali, mentre al cognato ne spettano duemila. La giovane donna porta sul volto cicatrici permanenti. «Solo per fortuna non ha perso un occhio», ha sottolineato la giudice, aggiungendo che l’obiettivo dell’imputato era chiaramente quello di sfigurarla, per toglierle ogni possibilità di una nuova vita.

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