MAROCCO/SVIZZERA
18.07.2019 - 18:490
Aggiornamento : 19:49

Uccise e decapitate: 3 condanne a morte, 20 anni allo svizzero

Le due giovani furono ammazzate mentre facevano campeggio alle pendici del monte Toubkal, a 70 chilometri da Marrakech

RABAT - Tre condanne a morte e un ergastolo per i quattro principali imputati: si è concluso così in Marocco il processo per il duplice omicidio di Imlil, dove lo scorso dicembre due turiste scandinave vennero uccise e decapitate. Fra gli imputati anche un ginevrino, con nazionalità ispano-svizzera, che è stato condannato a 20 anni di prigione per "costituzione di banda terrorista".

La sentenza è stata emessa da una Corte di Salè, che ha così accolto le richieste dell'accusa per gli esecutori materiali. I condannati a morte sono Abdessamad Ejjoud, un venditore ambulante di 25 anni considerato il capo di un gruppo jihadista, che ha confessato di aver organizzato la spedizione omicida con due compagni, Younes Ouaziyad, un falegname di 27 anni, e Rachid Afatti, 33 anni, che ha filmato la scena.

Gli altri 21 imputati sono stati condannati a pene detentive che vanno dai cinque anni di carcere all'ergastolo. Erano accusati di «costituzione di banda per preparare e commettere atti terroristici, omicidio premeditato, possesso d'armi, tentativo di fabbricare esplosivi, nel quadro di un progetto collettivo che voleva portare grave attentato all'ordine pubblico».

Il ginevrino, trasferitosi in Marocco dopo la sua conversione all'Islam, era accusato di aver insegnato ai principali sospettati ad usare una messaggistica criptata e di averli addestrati a sparare in una palestra per il paintball. L'uomo si è sempre professato innocente. «Rifiuto qualsiasi idea estremista» e «non sono responsabile per le idee altrui», aveva detto durante una precedente udienza. L'ispano-svizzero sostiene di aver conosciuto Ejjoud per caso tramite un imam, ma di aver interrotto le relazioni con lui più di un anno fa a causa delle sue idee estremiste.

Le due giovani, Louisa Vesterager Jespersen, studentessa danese di 24 anni, e la sua amica Maren Ueland, norvegese di 28, furono uccise e decapitate mentre da sole facevano campeggio alle pendici del monte Toubkal, a 70 chilometri da Marrakech. Il duplice delitto sconvolse l'opinione pubblica.

Il tribunale ha pure condannato i tre uomini riconosciuti colpevoli di assassinio e i loro complici a pagare due milioni di dirham (circa 210.000 franchi) a titolo di risarcimento ai genitori della ragazza norvegese. Ha invece rifiutato la richiesta della famiglia della ragazza danese di condannare Stato marocchino a pagare 10 milioni di dirham per responsabilità morale.

In Marocco l'ultima esecuzione risale al 1993. Da quando il 23 luglio 1999 è salito al trono, re Mohammed VI non ha mai firmato un decreto di esecuzione. Il diritto alla vita è sancito come principio fondamentale dalla Costituzione marocchina, entrata in vigore nel 2011.

Tutto il sistema giudiziario del Marocco è interessato da un grande progetto di riforma, avviato nel 2013. Il nuovo codice dovrebbe ridurre a 5 i reati per cui è prevista la condanna capitale: al momento sono invece 16.

In tutte le carceri marocchine, secondo i dati più recenti che risalgono al 2018, sono 115 i condannati nel braccio della morte. Quando il re concede provvedimenti di grazia o indulto, le eventuali condanne a morte vengono convertite in ergastolo.

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