Armerie sotto minaccia: bande francesi reclutano giovani per colpire in Svizzera

Dal Ticino al resto della Svizzera. Nei primi sei mesi dell'anno si sono registrati già 22 furti in negozi di armi
GINEVRA - Dopo le auto rubate nei garage, ora tocca ai negozi che vendono armi. Nelle ultime settimane si sono registrati in Svizzera diversi arresti di cittadini francesi coinvolti in furti di armi. Dietro i colpi, reti criminali che reclutano giovani attraverso i social media e li controllano a distanza, arrivando a minacciarli.
L’ultimo episodio risale alla notte tra venerdì e sabato, quando più individui hanno fatto irruzione in un negozio di armi a Sion (VS), fuggendo con la refurtiva a bordo di un veicolo immatricolato in Francia. La risposta delle autorità è stata imponente: una vasta operazione con più corpi di polizia, guardie di confine, droni, un elicottero Super Puma dell’esercito e unità cinofile ha portato all’arresto di sette sospetti, tutti francesi tra i 16 e i 31 anni.
Dal Ticino al resto della Svizzera
Espisodi simili si sono verificati anche in Ticino: nella notte tra il 19 e il 20 giugno un’armeria a Camorino è stata presa di mira dai ladri, e la polizia cantonale ha potuto arrestate quattro uomini, un 19enne algerino e tre cittadini francesi di 17, 22 e 25 anni.
Si tratta di casi che si inseriscono in un fenomeno più ampio che sta colpendo il Paese e che riguarda autorimesse e negozi di armi. I responsabili sono quasi sempre giovani provenienti dalle banlieue francesi, spesso minorenni, reclutati online da organizzazioni criminali. Questo modello - analizzato oggi sulle pagine dell'AargauerZeitung - viene definito «crime-as-a-service», ovvero crimine su commissione. Gli esecutori, chiamati «soldati» nel gergo della polizia, operano frequentemente in modo improvvisato.
Diversi tentativi recenti si sono conclusi con arresti. A Ried, nel canton Svitto, cinque francesi dopo aver rubato armi sono rimasti bloccati con l’auto su un sentiero escursionistico a Oberiberg. Hanno proseguito la fuga a piedi, poi con mezzi pubblici, ma sono stati fermati nel canton Zurigo. A Höri (ZH), tre sospetti sono stati sorpresi di notte sul tetto di un negozio di armi. Situazione simile per l'episodio avvenuto a Camorino: qui il quartetto di ladri su era fermato con l'auto in territorio di Monte Carasso, e avevano proseguito la fuga a piedi, per poi essere bloccati dagli agenti.
Particolarmente grave il caso di Sion, dove quattro francesi e un portoghese hanno utilizzato esplosivi per entrare in un negozio di armi. Arrestati a Martigny, sono ora oggetto di un’inchiesta della Procura federale, competente proprio per l’impiego di esplosivi, che segna un’escalation nelle modalità operative. In altri casi, come a Wallbach (AG), l’allarme ha costretto i ladri alla fuga senza bottino, seguita comunque dall’arresto.
In sei mesi già 22 furti in armerie
Secondo l’Ufficio federale di polizia (Fedpol), dall’inizio dell’anno si contano già 22 furti o tentativi di furto in negozi di armi e oltre 100 in autorimesse. In collaborazione con la polizia cantonale di Zurigo, Fedpol ha creato una task force per contrastare sia gli esecutori sia le reti criminali.
I risultati iniziano a emergere: tra il 2025 e la fine di giugno di quest’anno sono stati identificati almeno 360 «soldati». Il numero degli arresti non è stato precisato. Questi giovani - scrive ancora l'AargauerZeitung - ricevono istruzioni durante i colpi tramite chat criptate e vengono attratti con compensi di alcune migliaia di euro. Non conoscono l’identità dei mandanti e vengono guidati a distanza. L’uso di account rubati e numeri temporanei rende difficile risalire ai responsabili.
Un elemento particolarmente inquietante riguarda il controllo esercitato sui giovani reclutati. Spesso i mandanti impongono di filmare i reati: i video vengono poi usati non solo come propaganda, ma anche per ricatti, costringendo i ragazzi a commettere nuovi crimini. In caso di fallimento, scattano minacce contro di loro e le loro famiglie o richieste di restituzione del denaro investito. Le armi rubate finiscono, secondo Fedpol, nei circuiti criminali francesi, dove vengono utilizzate in scontri violenti tra gruppi rivali, sempre più organizzati e armati. Le auto sottratte, invece, vengono in parte spedite in Africa o trasportate per via aerea verso il Medio Oriente.



