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SVIZZERA / MEDIO ORIENTE

Migliaia gli svizzeri bloccati, il DFAE: «Gestite oltre 1200 richieste»

La Svizzera monitora la situazione dei suoi concittadini impossibilitati a rientrare a causa della chiusura dello spazio aereo.
20 Minuten / Stefan Lanz
Fonte red
Migliaia gli svizzeri bloccati, il DFAE: «Gestite oltre 1200 richieste»
La Svizzera monitora la situazione dei suoi concittadini impossibilitati a rientrare a causa della chiusura dello spazio aereo.

Sono oltre 4'000 gli svizzeri bloccati in Medio Oriente da quando sabato gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato i primi attacchi contro l'Iran. Lo ha dichiarato oggi il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Da sabato mattina il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) lavora a pieno ritmo per gestire la crisi, con la Direzione Consolare che si prende cura dei connazionali sul posto. «Sappiamo benissimo che la situazione è estremamente stressante per i nostri concittadini», ha dichiarato Marianne Jenni, direttrice della Direzione Consolare, in conferenza stampa.

Gestiste oltre 1200 richieste - La linea di assistenza del DFAE e i servizi di supporto locali sono operativi per garantire ai cittadini assistenza in caso di emergenza, comprese le necessità mediche. «Abbiamo risposto personalmente a oltre 1.200 richieste», ha sottolineato Jenni, aggiungendo che la maggior parte arrivano da Doha (Qatar) e Dubai (Emirati Arabi). Inoltre, finora non ci sono notizie di svizzeri feriti o deceduti.

Lo spazio aereo nella regione resta chiuso, anche se alcune partenze da Abu Dhabi sarebbero ancora in corso. Il DFAE è in contatto costante con Swiss, ma al momento non ci sono possibilità di partenza. I viaggiatori sono invitati a registrarsi sull’app di viaggio del DFAE per ricevere aggiornamenti in tempo reale.

Stretta collaborazione con Swiss - La domanda principale resta: la Svizzera provvederà a evacuare i suoi cittadini? «La necessità di tornare a casa è naturalmente grande», spiega Jenni. «Stiamo lavorando con le risorse a nostra disposizione. Non disponiamo di un aereo da trasporto, quindi non possiamo offrire questo servizio direttamente».

Sostiene ad ogni modo che nelle prossime ore la pressione esercitata dai diversi Paesi per riportare a casa sani e salvi i propri cittadini aumenterà: si creerà dunque l'opportunità per consentire agli aerei di partire. Per Jenni «le persone non resteranno lì un altro mese».

Il DFAE ribadisce la stretta collaborazione con Swiss e la comunicazione costante con i Paesi partner. Non appena lo spazio aereo sarà riaperto, i voli commerciali riprenderanno e i cittadini svizzeri bloccati dovranno contattare le compagnie aeree per organizzare il rientro. Nel frattempo, il consiglio è di rivolgersi al «servizio di assistenza telefonica, attivo 24 ore su 24», poiché le ambasciate in loco hanno orari di apertura limitati. A seconda della situazione, «il servizio telefonico può rassicurare e fornire indicazioni; in caso di emergenze mediche, è consigliabile recarsi al consolato».

Non erano al corrente dell'attacco - L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele ha colto in contropiede il DFAE. «Non eravamo al corrente che sarebbe avvenuto», ha spiegato Marianne Jenni. «Tuttavia, giovedì abbiamo tenuto una riunione interna. Eravamo preparati: c’erano già stati avvisi di viaggio che definivano la situazione in Medio Oriente come instabile».

Alle persone sul posto, Jenni consiglia di seguire scrupolosamente le istruzioni delle autorità locali. Gli spostamenti sono limitati e «in hotel si può consultare la reception e seguire le loro indicazioni». Viaggiare via terra è sconsigliato: «In caso di impatto missilistico può essere estremamente pericoloso». Anche spostarsi in un Paese confinante non rappresenta una soluzione: «Gli aeroporti sono chiusi anche lì».

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