L'esercito non riesce a spendere centinaia di milioni di franchi. E perde i fondi

Ritardi nelle consegne dei Patriot e fondi inutilizzati frenano il riarmo, tra polemiche politiche e dubbi sulla gestione del budget militare.
Ritardi nelle consegne dei Patriot e fondi inutilizzati frenano il riarmo, tra polemiche politiche e dubbi sulla gestione del budget militare.
BERNA - Nel pieno del dibattito politico su come finanziare il riarmo, emerge un paradosso: nel 2024 l’esercito svizzero non è riuscito a spendere centinaia di milioni di franchi già stanziati dal Parlamento. Secondo quanto riferito da 20 Minuten, sarebbero rimasti inutilizzati 352 milioni di franchi (una cifra, come si scrive più avanti, però contestata dal DDPS). Una parte di questi fondi confluirà ora nella riduzione del debito della Confederazione, risultando di fatto “persa” per la Difesa.
La quota non spesa - Il tema è particolarmente sensibile. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ogni sessione invernale del Parlamento è stata segnata da un acceso confronto sul budget militare. Nel 2024 i partiti borghesi avevano ottenuto un aumento di 550 milioni di franchi. Ma una quota significativa di queste risorse non è stata spesa.
Il motivo? Il ritardo nella consegna dei Patriot - La causa principale, su cui vi è un ampio consenso, riguarda i ritardi nelle consegne del sistema di difesa aerea Patriot. A differenza di un’azienda privata, la Confederazione non può semplicemente accantonare i fondi non utilizzati per impiegarli in un secondo momento. Secondo le regole di bilancio e il freno all’indebitamento, i cosiddetti crediti residui devono essere destinati al risanamento del debito federale.
«A cosa serve stanziare più soldi, se poi non si spendono?» - La situazione alimenta le critiche dell’opposizione. La consigliera nazionale socialista Sarah Wyss si chiede se l’esercito abbia davvero bisogno di ulteriori finanziamenti e, soprattutto, se sia in grado di spenderli. «Non serve pianificare più fondi se poi non si riesce nemmeno a utilizzarli», osserva, ricordando che al contempo viene giustificato un pacchetto di risparmi con l’urgenza di rafforzare subito la Difesa.
«Che amarezza» - Dall’altro lato dello spettro politico, anche l’UDC esprime frustrazione. Il consigliere nazionale Michael Götte sottolinea che la legge vieta di accantonare i crediti residui: dal punto di vista contabile tutto è corretto, ma resta l’amarezza per fondi ottenuti con fatica in Parlamento e poi non impiegati per lo scopo previsto.
La diatriba sulle cifre - A complicare ulteriormente il quadro è il divario tra le cifre comunicate. Ai membri della Commissione delle finanze sarebbero stati indicati come non spesi 352 milioni di franchi. Il Dipartimento della difesa (DDPS), però, fornisce altri numeri: parla di minori spese per circa 410 milioni rispetto al limite imposto dal freno all’indebitamento. Di questi, circa 394 milioni dovrebbero confluire in riserve vincolate ed essere utilizzati successivamente, mentre solo 16 milioni contribuirebbero effettivamente alla riduzione del debito.
L'interrogativo - Resta dunque un interrogativo: si tratta di fondi davvero “persi” per l’esercito o di risorse semplicemente rinviate? In attesa di chiarimenti ufficiali, la vicenda riaccende il dibattito sull’efficienza della pianificazione militare e sulla reale capacità del Dipartimento di assorbire gli aumenti di bilancio richiesti alla politica e ai contribuenti.




