Jules Ballinari, il piccolo grande campione di Bosco Luganese

I motori nel sangue, il supporto di mamma e papà, l'incidente... Jules si diverte e sogna
Polso rotto dopo essersi ribaltato? «Ma al rientro non ho avuto paura».
I motori nel sangue, il supporto di mamma e papà, l'incidente... Jules si diverte e sogna
Polso rotto dopo essersi ribaltato? «Ma al rientro non ho avuto paura».
BOSCO LUGANESE - A soli nove anni, Jules Ballinari ha già dimostrato che il talento, nel Luganese, è una questione di famiglia. Figlio d'arte — il papà Ivan è stato due volte campione svizzero di rally — il ragazzino con i motori nel sangue ha concluso una stagione 2025 nel karting (categoria Rotax Micro) da vero protagonista, fatta di vittorie spettacolari e di una resilienza che commuove. Nove anni e una passione sfrenata...
«A dire il vero è stato papà a decidere, ma io sono felicissimo perché mi piace tantissimo - ci ha raccontato proprio Jules - Corriamo nella categoria Rotax perché è una scuola vera: abbiamo tutti lo stesso motore e lo stesso materiale. Vince chi guida meglio, non chi ha più mezzi. E poi, il mio sogno è vincere il campionato nazionale per andare ai Mondiali».
In pista non sei mai solo: papà Ivan ti fa da meccanico e mamma Laura ti segue ovunque. Che valore ha per te questo supporto?
«È fondamentale. Sapere che loro sono lì mi dà forza. Anche se quest'anno abbiamo fatto tanti sacrifici, come le nove ore di furgone per andare a correre a Napoli, siamo sempre insieme. Voglio ringraziare loro e tutte le persone che ci aiutano, anche con le spese, perché so che senza di loro non potrei divertirmi in pista».
Il 2025 è stato un anno di grandi emozioni, ma anche di momenti difficili.
«È stata una stagione incredibile. Ho iniziato vincendo a Franciacorta, ma poi a Jesolo ho avuto un brutto incidente: mi sono ribaltato e ho rotto il polso. Sono dovuto stare fermo tre mesi dopo l'operazione. Andavo a vedere le gare dei miei amici e a volte mi veniva da piangere perché volevo solo tornare a guidare».
Ma al rientro non hai avuto paura...
«No, anzi. Tutti pensavano che avrei avuto timore, invece non vedevo l'ora. Sono tornato in pista a Lévier e ho vinto subito. È stato il segno che ero tornato davvero. L'incidente mi ha tolto la possibilità di lottare per il titolo svizzero, ma mi ha insegnato a vivere gare incredibili che altrimenti non avrei mai fatto».
Hai gareggiato contro piloti forti, tra cui Robin Räikkönen, figlio del campione di F1 Kimi.
«È bello vedere che anche chi ha vinto in Formula 1 sceglie questa categoria per i figli. Dimostra che è un'ottima scuola. Ma in pista non conta il nome che hai sulla tuta, conta quanto impari ogni volta che metti il casco. A Sarno sono arrivato sesto assoluto e primo tra i piloti indipendenti, senza un grande team alle spalle: un orgoglio immenso per noi come famiglia».
Cosa ti aspetta nel 2026?
«Prima di tutto devo impegnarmi a scuola, altrimenti papà non mi fa correre. Poi passerò alla categoria Mini: i kart sono più veloci e correrò con ragazzi fino a 14 anni. Sarà difficile, ma avrò tanto da imparare dai più grandi. Il mio obiettivo? Lottare nel 2027 per il pass verso le Grand Finals mondiali. Le sogno spesso la notte».








