Cerca e trova immobili
TURGOVIA

La vera e propria guerra delle autorità a una pagina Facebook che segnala i radar

È una delle ultime rimaste in Svizzera (e l'ha fondata un tedesco 10 anni fa) e il suo operato è illegale. L'affondo degli inquirenti passa... per la collaborazione di Meta.
Facebook
Fonte ArgauerZeitung
La vera e propria guerra delle autorità a una pagina Facebook che segnala i radar
È una delle ultime rimaste in Svizzera (e l'ha fondata un tedesco 10 anni fa) e il suo operato è illegale. L'affondo degli inquirenti passa... per la collaborazione di Meta.

FRAUENFELD (TG) - Più di 36'000 iscritti, un decennio di storia, decine di post ogni giorno e centinaia di messaggi ricevuti via Messenger. “Controlli di Polizia canton Turgovia e Svizzera Occidentale” (Polizeikontrollen Kanton Thurgau un Ostschweiz) è una sorta di unicum in Svizzera.

Si tratta di una pagina dedicata alle segnalazioni, giunte dal basso, di radar e “puntelli” della polizia sul territorio cantonale (ed extracantonale). Questo, anche se il suddetto tipo di segnalazione è considerato reato a partire dal 2013.

Quella turgoviese è un'eccezione anche per almeno altri due motivi: il primo è che ha scelto Facebook (e non Telegram come capita in altri cantoni, Ticino compreso) e il secondo è che è gestita dall'estero.

Proprietario e fondatore, scrive l'AargauerZeitung, un cittadino tedesco di Amburgo. «Da noi è legale, quindi ho pensato di dare una mano agli amici svizzeri. In fin dei conti abbiamo tutti lo stesso obiettivo, mantenere le strade sicure», ha commentato.

Il fatto che la pagina abbia, in pratica, sede all'estero, ha legato le mani alle autorità elvetiche che però non hanno mai mollato l'osso. A scoprirlo, suo malgrado, riporta sempre la testata argoviese, è una 43enne zurighese che dà una mano nella gestione della pagina in veste di moderatrice. La sua mansione è quella di approvare i post, cancellare i commenti eccessivi (spesso nei confronti delle forze dell'ordine) o generati da bot truffaldini.

Una mattina la donna ha scoperto che il Ministero pubblico stava indagando su di lei e aveva aperto nei suoi confronti un fascicolo d'inchiesta. Sfogliandolo, in compagnia del suo avvocato, ha scoperto che Facebook aveva ceduto agli inquirenti tutti i suoi dati.

«Avevano ogni cosa, anche i dati del mio fitness tracker», racconta. E non solo i suoi, anche quelli dell'uomo tedesco che gestisce la pagina e di sua moglie.

La donna è stata condannata a una multa di 500 franchi, a 780 franchi di spese procedurali e a 920 franchi di spese legali. Gli inquirenti non hanno però chiarito quale sia stato il post a “incastrarla” visto che la zurighese è attiva sulla pagina all'incirca dal 2016.

«Ho pagato, non voglio problemi e non voglio più saperne nulla», ha ribadito la donna che dice di aver abbandonato il suo ruolo di moderatrice, «la cosa che fa più impressione è fino a dove possono spingersi le autorità, e quanto Facebook sappia realmente di noi».

Contattata, la cantonale di Turgovia accoglie favorevolmente la condanna: «c'era molto malcontento riguardo a questo gruppo social», conferma alla testata il portavoce Mattias Graf, «le indagini sono state lunghe e hanno infine permesso di arrivare a una persona coinvolta nel reato».

Quante e quali informazioni Meta abbia consegnato agli inquirenti non è noto, e sul web c'è la preoccupazione che le autorità vadano a bussare alla porta di tutti quelli che hanno segnalato un radar o un posto di blocco.

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE