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SVIZZERA

«Liberi di ballare e liberi di manifestare»

Nuova campagna di Amnesty Svizzera: la petizione chiede, fra le altre cose, che «la polizia sia chiamata a rispondere delle violazioni».
Amnesty
Fonte Red
«Liberi di ballare e liberi di manifestare»
Nuova campagna di Amnesty Svizzera: la petizione chiede, fra le altre cose, che «la polizia sia chiamata a rispondere delle violazioni».
ZURIGO - «Siete liberi di ballare e di manifestare. Manifestare è un diritto». Con questo slogan, adattato anche in un video, Amnesty lancia la seconda fase della sua campagna a favore del diritto di manifestare in Svizzera. Con una nuova petizio...

ZURIGO - «Siete liberi di ballare e di manifestare. Manifestare è un diritto». Con questo slogan, adattato anche in un video, Amnesty lancia la seconda fase della sua campagna a favore del diritto di manifestare in Svizzera. Con una nuova petizione, l'organizzazione chiede alle autorità di riconoscere la legittimità delle manifestazioni pacifiche, di semplificarne lo svolgimento con procedure facili e gratuite e di garantire che la polizia sia chiamata a rispondere delle violazioni commesse contro chi manifesta.

Il caso di Zurigo - «Dei media - si legge nel comunicato - hanno riportato che, l’8 marzo, durante la manifestazione organizzata a Zurigo in occasione della Giornata internazionale delle donne, agenti di polizia hanno preso di mira la folla a colpi di manganello e spray al peperoncino. In seguito a questi fatti la polizia zurighese ha annunciato l’avvio di un’indagine interna. A Friburgo, Losanna e Zurigo studenti si sono mobilitati sul tema della crisi a Gaza sono ancora a rischio di procedure penali. I processi di attivisti climatici e di persone impegnate nella lotta antirazzista e femminista si moltiplicano. Attivisti pacifici fanno fronte alla giustizia, rischiando in alcuni casi il carcere».

Libertà di riunione e di espressione pacifica - Anita Goh, responsabile della campagna per il diritto di manifestare per Amnesty Svizzera, sottolinea come «le numerose condanne, l’inasprimento delle misure di repressione ma anche il carattere preventivo limitano il diritto di manifestare pacificamente e provocano un effetto dissuasivo che ha un impatto sulla libertà di espressione». Eppure «le manifestazioni politiche, i cortei, gli scioperi, i sit-in, i blocchi stradali, i raduni a suon di pentole, le celebrazioni culturali o religiose e qualsiasi altra forma di raduno sono protetti dalle libertà di riunione e di espressione pacifica. Questo vale anche quando le opinioni espresse sono controverse o scioccanti, purché non vi sia violenza diffusa o incitamento alla violenza, alla discriminazione o all'ostilità».

«Si ricorre alla forza in modo ingiustificato» - Per Goh «manifestare è un diritto umano, non un favore o un privilegio. La Costituzione federale e il diritto internazionale garantiscono il diritto di manifestare pacificamente come un diritto fondamentale. Chiunque svolga un compito ufficiale è tenuto a tutelarlo. Purtroppo, in Svizzera, le manifestazioni pacifiche sono viste soprattutto come una questione di sicurezza e di gestione dello spazio pubblico». E ancora: Le autorità svizzere applicano procedure di autorizzazione kafkiane, che spesso hanno come effetto costi o multe dissuasivi. Inoltre, troppo spesso ricorrono alla forza in modo ingiustificato o eccessivo contro chi manifesta pacificamente. Arresti, azioni penali, acquisizione di dati personali e sorveglianza: ecco cosa può accadere quando si manifesta in Svizzera».

Per «garantire la libertà di manifestare in Svizzera, Amnesty International chiede alle autorità federali e cantonali di riconoscere la legittimità delle manifestazioni pacifiche, di facilitarne l'organizzazione e lo svolgimento, semplificando le procedure amministrative e abolendo i costi ad esse associati. Deve inoltre essere possibile chiedere conto alla polizia o alle autorità delle violazioni dei diritti umani commesse contro chi manifesta».

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