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BERNA
26.11.2020 - 14:210
Aggiornamento : 16:17

Polemiche su come la Procura federale ha gestito il dossier della 28enne

Fra chi pensa che ci siano stati errori e leggerezza e chi è convinto che abbia agito correttamente, la politica divisa

Fonte 20 Minuten/Daniel Graf
elaborata da Filippo Zanoli
Giornalista

BERNA - Nella serata di ieri la Fedpol ha fatto chiarezza sulla storia e il background della 28enne che martedì sera ha attaccato due donne nella Manor di Piazza Dante a Lugano. La ragazza, lo ricordiamo, aveva provato a raggiungere i ranghi dell'Isis in Siria dopo un amore scattato online. 

«Ha provato a entrare in Siria ma è stata fermata al confine turco-siriano e rimpatriata in Svizzera», ha spiegato la polizia. Dopo il ritorno in Ticino, per lei un ricovero in una struttura psichiatrica. Dopo di che, il dossier su di lei è stato chiuso, come confermato anche dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC): «Le indagini non hanno potuto rivelare atti criminosi né sospetti sufficienti, per questo motivo la Confederazione non ha aperto nessun procedimento di tipo penale», spiega a 20 Minuten il responsabile della comunicazione David Venetz.

Una decisione, questa della Procura, che è stata considerata troppo leggera e criticata dall'opinione pubblica e anche dal mondo politico.

Fra questi c'è anche il consigliere nazionale Mauro Tuena (UDC) vice presidente della Commissione per la politica di sicurezza: «Non ho parole, era evidente che la donna volesse andare in Siria con motivazioni terroristiche. La matrice jihadista era già chiara allora e per questo la Turchia l'ha arrestata e rimpatriata in Svizzera. Qui c'è chiaramente un reato penale, non è che il rapporto sia arrivato al Ministero da chissà chi, ma dalla Fedpol. Ora, con i fatti di Lugano sotto gli occhi si può parlare di un errore che possiamo solo sperare non si ripeta più».

Dello stesso tenore il commento dell'avvocatessa e consigliera liberale Christa Markwalder, vicepresidente della Commissione giuridica, che reputa la procedura utilizzata quantomeno discutibile: «Stava andando in Siria per unirsi alla Jihad, come possono non esserci sospetti sufficienti per un'incriminazione? La preparazione di un atto grave è un reato di per sé, non riesco a capire questa svista del procuratore federale».

Di tutt'altra idea è invece l'avvocato Beat Flach, consigliere per i Verdi Liberali: «Non conosco personalmente il dossier ma presumo che l'MPC lo abbia esaminato seriamente. In questo caso in particolare l'apertura di un procedimento penale probabilmente non avrebbe aiutato, considerando il background della donna e i suoi problemi psichiatrici. Nel suo caso probabilmente una condanna avrebbe avuto un effetto esacerbante. Chiunque creda che si possa combattere la radicalizzazione in questo modo si sbaglia, va stroncata sul nascere piuttosto che punita severamente quando ormai è troppo tardi».

 

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