Piovono soldi e si può controllare (quasi) tutto

Il nuovo calcio da quatto tempi e tre intervalli...
Arno Rossini: «Il calcio evolve. Gli hydration break sono una novità che può diventare regola».
Il nuovo calcio da quatto tempi e tre intervalli...
Arno Rossini: «Il calcio evolve. Gli hydration break sono una novità che può diventare regola».
PHILADELPHIA - L’allarme fulmini nella zona di Philadelphia ha spinto gli organizzatori del Mondiale e i responsabili del Lincoln Financial Field a sospendere per oltre due ore Francia-Iraq. Il ritardo del confronto in programma in Pennsylvania non è in ogni caso stato l’unico verificatosi in questa Coppa del Mondo. È stato, per il momento, l’unico “imprevisto”. Perché altri, tutti autorizzati da Gianni Infantino, ci sono a ogni incontro. Due per tempo: gli ormai celebri hydration break. O cooling break che dir si voglia.
Inizialmente pensati, qualche anno fa, per permettere ai calciatori di rifiatare quando costretti a giocare in condizioni climatiche di caldo estremo, in Nord America sono diventati una consuetudine. Non in favore dei protagonisti dello spettacolo però: strizzano piuttosto l’occhio agli sponsor, ben felici di riempire una pausa comunque seguitissima con i loro marchi. E strizzano l’occhio alla FIFA, che ha trovato il modo di far confluire montagne di denaro nelle sue casse.
Niente di male, quando possono guadagnarci tutti. Il problema è che tali intermezzi programmati hanno di fatto cambiato il calcio. Non più due tempi e un intervallo, ma quattro frazioni e tre stop.
«Il pallone evolve, lo ha sempre fatto - è intervenuto Arno Rossini - Pensate a come è cambiato rispetto a quando era consentito il retropassaggio al portiere. O anche, solo, rispetto a prima dell’avvento del VAR. Ora c’è questa novità che sta lasciando il segno».
Pensare la partita su quattro tempi è diverso che farlo su due?
«Completamente. Puoi già programmarla così alla vigilia, per poi apportare cambiamenti, accorgimenti tattici, alla prima sosta. Dopo 22’ e non 45’. Gli allenatori, con i loro staff, hanno la possibilità di dare precise indicazioni parlando al gruppo».
Gli allenatori non sono mai stati imbavagliati. Anche prima potevano parlare con chi era in campo.
«Vero, ma un conto è dare indicazioni a un singolo, aspettando che questo le riporti ai compagni. Un altro è parlare con tutta la squadra. L’effetto è diverso: l’intervento è molto più incisivo».
Novità promossa?
«Sì, per quel che mi riguarda. È interessante».
Il Mondiale è spesso un banco di prova. Gli hydration break “fissi” diventeranno una regola?
«Credo ci sarà tanta pressione affinché lo diventino. Sicuramente spingeranno in loro favore quelli che si occupano dei conti dei club: avere nuovi introiti è sempre una buona notizia. Perché non dimentichiamoci che l’aspetto economico è sempre fondamentale e queste piccole soste possono essere dei veri e propri bancomat break. Anche i tecnici, in ogni caso, se interpellati, per me si esprimeranno a favore del cambiamento. Con questo, come detto, hanno la possibilità di controllare meglio quello che succede in campo».









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