«Dopo cicli lunghi è fisiologico prevedere un ricambio»

Nicola Mona, ex direttore generale dell'Ambrì, in ottobre si era reso protagonista di un post molto duro nei confronti della società leventinese: «Oggi sceglierei un linguaggio più misurato»
Nicola Mona, ex direttore generale dell'Ambrì, in ottobre si era reso protagonista di un post molto duro nei confronti della società leventinese: «Oggi sceglierei un linguaggio più misurato»
AMBRÌ - Nicola Mona è stato parte integrante dell'Ambrì di Filippo Lombardi. In carica dal febbraio 2019 al settembre 2022 in veste di direttore generale, il 50enne ha vissuto da vicino molte delle vicissitudini biancoblù, vivendo un condensato di emozioni come spesso accade quando si parla del club sopracenerino.
Nelle scorse settimane, dopo l'ormai famosissima e tanto chiacchierata conferenza stampa d'addio da Duca e Cereda, si era reso protagonista di un post molto duro nei confronti della società: «Conosco Cereda e Duca anche al di fuori dell’hockey e mi ha colpito il modo in cui si è arrivati a quell’epilogo. È questo che, in quel momento, ha generato in me una reazione a caldo. Oggi avrei scelto un linguaggio più misurato. La mia intenzione non era attaccare persone, ma riflettere su processi, ruoli e responsabilità. Insomma, su quello che è anche noto come “governance”».
Facciamo dunque un passo avanti... Il presente dice che Filippo Lombardi sta vivendo le ultime settimane alla testa della società. «Provo una sincera riconoscenza per quanto Filippo Lombardi ha dato al club: impegno, energia e resilienza, in anni segnati da fasi complesse e passaggi decisivi. Al di là delle valutazioni sul presente, credo sia corretto riconoscere che il suo contributo sia stato determinante: senza di lui la Gottardo Arena difficilmente sarebbe diventata realtà nei tempi e nei modi in cui è stata realizzata, e la continuità stessa del progetto sportivo avrebbe affrontato rischi maggiori, considerati i limiti strutturali della vecchia Valascia».
Era necessario un cambiamento?
«Da questo punto di vista cerco di guardare alla situazione in modo più razionale: dopo un certo periodo, un avvicendamento può essere utile. È un po’ come l’innovazione di un prodotto o di un servizio: fa parte del ciclo di vita. A prescindere da quanto ho scritto nel post di ottobre, un cambiamento può portare benefici all’HCAP: nuove persone, nuove idee, nuovi modi di lavorare, nuove strategie. Detto questo, che il cambiamento produca automaticamente effetti positivi non è affatto scontato: lo vedremo nel tempo. L’unica certezza, oggi, è che l’Ambrì cambierà pelle; sicuramente a livello sportivo ma verosimilmente anche a livello societario. Sarà poi interessante capire dai nuovi investitori perché l’uscita di scena di Filippo Lombardi sia stata — o sia diventata — una condizione per assumere la guida del club».
17 anni sono stati un'era davvero lunga...
«Non riguarda solo l’Ambrì: in molte organizzazioni, dopo cicli lunghi è fisiologico prevedere un ricambio, perché aiuta a rinnovare visione e metodi e riduce il rischio di cristallizzazione. Proprio per questo, il CdA che subentrerà dovrebbe definire fin dall’inizio limiti di mandato e regole di avvicendamento, come avviene in molte realtà strutturate: è una misura di buona governance che favorisce responsabilità, continuità e pianificazione della successione».
Cosa ti è rimasto del tuo periodo ad Ambrì?
«È stato un periodo intensissimo, carico di emozioni sia positive sia difficili. Lavorare per l’HCAP non è come lavorare in un’azienda “normale”: il risultato del weekend si riflette immediatamente sull’umore dell’ambiente e, di conseguenza, sulla settimana che segue. Io ho sempre cercato di tenere un approccio il più possibile razionale, perché gli alti e bassi sportivi non condizionassero l’operatività quotidiana. Capisco però che chi investe e sostiene economicamente il club possa vivere certe dinamiche in modo diverso. L’impegno è stato enorme, soprattutto nei due anni di Covid, quando il carico di lavoro e la complessità sono aumentati in modo significativo. A questo si è aggiunta la costruzione del nuovo stadio, che ha reso tutto ancora più impegnativo — ma anche molto stimolante, perché si trattava di un progetto straordinario e decisivo per il futuro del club. Sono sicuramente contento di averlo potuto gestire sin dal primo colpo di piccone e portarlo a termine assieme a molti collaboratori e partner altamente motivati!».





