Juan Carlos Trujillo “accetta” la retrocessione

«Se andremo in Promotion League, l’anno prossimo proveremo a tornare subito in Challenge League»
«Non ci facciamo illusioni, nelle ultime dieci partite in campo con chi vuole giocare, non quelli che ci sono».
«Se andremo in Promotion League, l’anno prossimo proveremo a tornare subito in Challenge League»
«Non ci facciamo illusioni, nelle ultime dieci partite in campo con chi vuole giocare, non quelli che ci sono».
BELLINZONA - La situazione sportiva è difficilissima: il rovescio contro l’Étoile-Carouge ha infatti spalancato davanti al Bellinzona le porte della Promotion League. Di una retrocessione neanche presa in considerazione la scorsa estate, quando invece, appena rilevato il club da Pablo Bentancur Jr., il patron Juan Carlos Trujillo aveva messo nel mirino la Super League.
Per spiegare cosa è successo e cosa succederà il dirigente colombiano ha scelto di intervenire in prima persona
«In un club di calcio l’elemento più importante è la sua base - ha sottolineato Trujillo - il Settore giovanile. E su questo, sul suo sviluppo, ci concentreremo. Da febbraio è ricominciato tutto per i nostri ragazzi e stiamo gettando le basi per completare un lavoro professionale e di qualità. A metà dello scorso mese in una riunione con la Swiss Football League, che ci ha accolti in maniera impeccabile, abbiamo espresso le nostre perplessità e chiesto garanzie perché crediamo di avere le strutture e le competenze per lavorare ad alto livello. Lo stesso abbiamo fatto con la Città di Bellinzona: il Municipio si è messo a disposizione per capire il progetto e ha dato segnali di apertura».
Oltre alla base servono mezzi e idee chiare.
«La parte commerciale, sponsorizzazioni e marketing, è complicata e rispecchia anche la situazione del campo, che non siamo riusciti a risolvere nonostante i tanti sforzi fatti. Credo che, per il buon esito di un progetto serva una struttura solida: senza è difficile fare bene. Si possono investire tutti i soldi del mondo ma se non ci sono organizzazione e senso di appartenenza non si otterranno mai dei risultati».
Quelli sportivi sono deludenti.
«Dobbiamo essere realisti. Ho ricevuto il club otto mesi fa, ho iniziato a lavorare per costruire il gruppo ma sono subito sorti i problemi relativi alla licenza che hanno distratto molto. Così non ci si è potuti concentrare sui rinforzi nel mercato invernale e questo ha pregiudicato i risultati sportivi».
A questo punto la situazione sembra irrecuperabile.
«Le ultime dieci partite saranno molto complicate e non ci facciamo illusioni. Siamo consapevoli di quello che ci attende ma proveremo comunque a sfruttare queste settimane. Come? Chiederemo ai giocatori di dimostrare chi vuole rimanere, chi merita di giocare ancora a Bellinzona. Dobbiamo identificare i calciatori che hanno sviluppato un senso di appartenenza perché c’è la sensazione che qualcuno abbia preso questa avventura come un momento di passaggio».
Retrocessione invece che promozione, quindi?
«Nessuno deve pensare che io voglia fare un passo fuori dal club. Ci sto mettendo la faccia. Non ho intenzione di lasciare o vendere. Credo nel progetto, lo ho a cuore e sono sicuro che a Bellinzona si possano fare cose importanti. Non cerco scuse e mi prendo tutte le responsabilità per la situazione che si è creata. Lavoreremo duramente per costruire un gruppo degno di competere. Termineremo il campionato con chi vuole giocare, non con quelli che ci sono e se andremo in Promotion League proveremo a tornare subito in Challenge League. Categoria per la quale quest’anno la squadra non era pronta. Venerdì avremo una nuova riunione con la SFL nella quale faremo presente che, nonostante errori e situazioni sfortunate, c’è l’interesse a continuare a costruire come programmato».








