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Tutti meritano giustizia

"Ballard", serie di Prime Video, nasce nell'universo di "Bosch" ma è tutt'altro che una minestra riscaldata
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Tutti meritano giustizia
"Ballard", serie di Prime Video, nasce nell'universo di "Bosch" ma è tutt'altro che una minestra riscaldata
SAVOSA - Hollywood continua a sfornare ottimi prodotti attingendo dall'universo letterario di Michael Connelly. Ne sono testimonianza i lavori con protagonista Mickey Haller (la serie "Avvocato di difesa" e prima ancora il grande "The Lincoln Lawyer"...

SAVOSA - Hollywood continua a sfornare ottimi prodotti attingendo dall'universo letterario di Michael Connelly. Ne sono testimonianza i lavori con protagonista Mickey Haller (la serie "Avvocato di difesa" e prima ancora il grande "The Lincoln Lawyer" con Matthew McConaughey). L'ultimo esempio è “Ballard”, serie di Amazon Prime Video che nasce come spin-off di quella fetta di mondo letterario-cinematografico che fa capo a Harry Bosch (e non è un caso che nell'ultimo episodio di “Bosch: Legacy” si faccia la conoscenza con la detective losangelina). L'investigatore privato ritorna anche in questo prodotto, ma è assolutamente un comprimario che non ruba la scena.

Chi è Renée Ballard? Lo spettatore scopre il suo vissuto pre-serie a poco a poco e quindi, per non fare sgraditi spoiler, mi limiterò a dire che è una poliziotta con la schiena dritta e con i modi spicci. Proprio come Bosch. A differenziare la serie rispetto alle due che l'hanno preceduta è, ovviamente, il fatto che per la prima volta una donna è al centro del discorso.

Ballard, che ha le fattezze esotiche (e il glamour, seppur mai sfacciato) di Maggie Q, è una persona con delle ferite profonde e una discreta dose di rabbia. È stata messa a capo di un dipartimento casi irrisolti (tema che va molto ultimamente, vedi l'ottimo “Dept. Q” su Netflix), una scelta che come si vedrà è punitiva. Non è un caso che abbia a disposizione risorse finanziarie molto limitate, che non le siano stati assegnati dei veri poliziotti e che abbia a disposizione soltanto volontari civili o agenti in pensione. Ma Ballard è brava e, soprattutto, ha a cuore le storie insolute e vuole che sia resa giustizia anche alle vittime di crimini apparentemente dimenticati. Anche perché lei stessa è stata una vittima - e non lo ha ancora del tutto superato.

“Ballard” è un poliziesco (anzi, per essere precisi è un “thriller procedurale”) che non teme di addentrarsi in tematiche delicate e lo fa con una sensibilità un po' differente rispetto al mondo di “Bosch”. Si guarda il mondo da una prospettiva femminile, sicuramente più attenta a certe sfumature. Ma la vera particolarità sta nell'analisi della dinamica donna-uomini in un ambiente, quello del dipartimento di polizia, che si dimostra gretto e maschilista. Ballard è quindi costretta a fare il 150%, ma non sembra comunque essere abbastanza.

Il pubblico sembra aver colto questa peculiarità e la reazione, finora, è molto positiva: l'indice di gradimento è decisamente alto. È piuttosto una sorpresa, per un debutto seppur legato a una saga consolidata come quella di Harry Bosch. Il merito va sicuramente ai componenti dell'eterogeneo cast, alla regia e agli showrunner Michael Alaimo e Kendall Sherwood.

Ci sarà una seconda stagione? Manca la conferma ufficiale, ma tutto lo lascia pensare.

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