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Partire dal buio, per arrivare alla luce

MUSICAPartire dal buio, per arrivare alla luce

09.02.24 - 06:30
Chiara Dubey, in "How To Save Myself", ha condiviso una riflessione su se stessa che anticipa il nuovo album
LAILA POZZO
Partire dal buio, per arrivare alla luce
Chiara Dubey, in "How To Save Myself", ha condiviso una riflessione su se stessa che anticipa il nuovo album

SAVOSA - "How To Save Myself", pubblicato lo scorso 1° febbraio, è il primo singolo con il quale Chiara Dubey lancia il suo nuovo album che uscirà in autunno. Un lavoro intitolato "Chandani" che, se da un lato indica il secondo nome della violinista e cantautrice ticinese, dall'altro anticipa, con questa parola dal sapore esotico e un po' misterioso, quelli che saranno i contenuti del disco.

Chiara, perché hai scelto proprio questa canzone per dare al pubblico il primo assaggio dell'album?
«L'intero lavoro è molto intimo, autobiografico. È una raccolta sia di ombre che di luci, delle riflessioni che ho fatto su di me, sulla mia psiche, sul modo in cui vivo. Come dico nel testo, sono una persona estremamente fortunata e ne sono più che consapevole. So di avere una famiglia meravigliosa, di avere tutte le opportunità di questo mondo. Nonostante questo, ho sempre avuto delle ombre - che si manifestavano come depressione o ansia di tutti i tipi. Mi hanno accompagnata nonostante la consapevolezza del mio essere fortunata».

Come hai vissuto questa contraddizione?
«Ho sempre considerato queste ombre come "illecite", come se non avessi il diritto di sentirmi così, senza un vero motivo».

Cosa racconta "How To Save Myself"?
«È una di queste ombre. È la mancanza di autostima e di rispetto verso se stessi. È il finire in situazioni nelle quali dai troppo di te stessa, a qualcuno a cui non importi e che ti considera invisibile. Ma lo fai solo per il disperato bisogno di ricevere un po' d'attenzione e di affetto. Nella canzone ho deciso di partire dal buio per arrivare alla luce».

Come si arriva quindi all'album?
«Ho deciso di celebrare il fatto che, da poco, mi sento assolutamente in equilibrio. È qualcosa che non mi era mai successa. Magari è merito dell'età, l'iniziare a capire come funzionano le cose. Allo stesso tempo cerco di mettere in luce queste ansie, che prima invece nascondevo - avendo sempre creduto di non avere il diritto di provarle».

Come si pone, musicalmente, il singolo rispetto al resto del lavoro?
«Credo sia uno dei pezzi che rappresenta la direzione in cui sto andando. La mia musica sta diventano più coraggiosa, o meno timida se vogliamo. Ciò va in parallelo con il mio sviluppo personale. C'è molta più elettronica, che prima - venendo dal mondo classico - avevo esitato a usare venendo e, anzi, m'intimoriva un po'. Con questo lavoro esploro nuovi territori e ne sono molto felice».

C'è anche un videoclip decisamente suggestivo, che ha delle atmosfere da "Interstellar"...
«Mentre invece è girato nelle cave di Lodrino, a due passi da dove sono cresciuta e dalla vigna di famiglia. Volevo un'ambientazione lunare, scarna e desolata per girare il video. È mia madre che ha pensato alle cave Giannini e i proprietari sono stati felici di ospitarci».

In effetti trasmette una sensazione di gelo, tanto che sembra girato nelle stesse location del film di Nolan.
«È merito dei videomaker della VD Pictures, che hanno lavorato sulla gradazione del colore fino a raggiungere questo azzurro, che rende il tutto glaciale. Esattamente la sensazione che volevo trasmettere».

Non tutto il freddo era una finzione cinematografica, mi sembra di capire.
«In effetti... Le riprese sono state effettuate il 16 dicembre, dalle otto del mattino fino alle quattro del pomeriggio. Giravo con una maglietta leggera ma, quando spegnevano le telecamere, ero tutta tremante e raggrinzita. Appena dicevano "Azione!" facevo finta di niente».

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