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Le notizie cambiano il mondo, ma non le persone

Nel romanzo d'esordio "Gli Inascoltati", Diego Minonzio racconta un direttore di giornale alle prese con la grande notizia del secolo e con i conti della propria esistenza.
Le notizie cambiano il mondo, ma non le persone
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Le notizie cambiano il mondo, ma non le persone
Nel romanzo d'esordio "Gli Inascoltati", Diego Minonzio racconta un direttore di giornale alle prese con la grande notizia del secolo e con i conti della propria esistenza.

COMO - «I momenti decisivi, quelli indimenticabili per ogni uomo, non avevano mai nulla a che fare con le grandi svolte epocali, solo un idiota poteva bersela una baggianata del genere».

A pensarlo è un uomo «magrissimo, febbrile», con «un leggero tremore alle mani fragili e sottili», poco prima del suo discorso d’insediamento come nuovo direttore responsabile del più autorevole quotidiano cittadino. È il protagonista de Gli Inascoltati, romanzo d’esordio pubblicato da Polidoro (collana Interzona, 264 pagine) e scritto da Diego Minonzio, direttore di La Provincia di Como, La Provincia di Lecco, La Provincia di Sondrio e Unica Tv, con un passato da caporedattore e capocronista a Libero.

Il monologo interiore del protagonista
Quali sono gli eventi in grado di cambiare le nostre esistenze? È una delle domande centrali da cui prende spunto la riflessione del protagonista, un giornalista (ma, è bene dirlo subito, non si tratta di un romanzo autobiografico), nel giorno in cui viene nominato direttore e in cui esplode la grande notizia, quella di cui tutti parlano e che sembra in grado di cambiare i destini del mondo. Ma lui sa fin troppo bene che le notizie, spesso, «sono scatole vuote».

Ma i momenti decisivi per le persone erano sempre quelli legati a «se stesso medesimo e al piccolo, microscopico mondo raccolto attorno alla sua piccola, microscopica singola esistenza».

I riferimenti letterari
Il romanzo richiama «l’invettiva letteraria portata avanti da Thomas Bernhard». Un’opera «in grado di incastrarsi lungo quel reticolo complesso e furioso dove l’esistenza e le sue battaglie sono parte del magma stilistico». Non c’è solo il fantasma di Bernhard ma anche quello di Curzio Malaparte ad aleggiare dentro queste pagine, «combattenti e perturbanti», contro il lavoro che si incarna e da cui ci si vuole spogliare.

«Perché al termine di tanto scavare, tanto penare e tanto arrovellarsi su quale fosse la natura più intima, riposta e pervasiva di quegli esseri misteriosi – anche misteriosi, a pensarci bene, era un buon aggettivo – alla fine aveva capito che loro, che tutti loro, e quindi anche lui, erano essenzialmente e strutturalmente deludenti, questa era la sola e unica verità».

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