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LUGANO

«Fare ridere è una cosa seria»

Ubaldo Pantani, il Lapo di "Che tempo che fa", sarà il 20 settembre a Lugano a Endorfine.
Foto Imago
«Fare ridere è una cosa seria»
Ubaldo Pantani, il Lapo di "Che tempo che fa", sarà il 20 settembre a Lugano a Endorfine.
LUGANO - Ha cominciato imitando le imitazioni che faceva Gigi Sabani, che considera con Alighiero Noschese e Giorgio Albertazzi (di cui è stato allievo nel suo Laboratorio d'arti sceniche di Volterra) uno dei suoi principali ispiratori.Che la comici...

LUGANO - Ha cominciato imitando le imitazioni che faceva Gigi Sabani, che considera con Alighiero Noschese e Giorgio Albertazzi (di cui è stato allievo nel suo Laboratorio d'arti sceniche di Volterra) uno dei suoi principali ispiratori.

Che la comicità fosse il suo destino lo si può capire dall'argomento scelto per la sua tesi di laurea alla Facoltà di Scienze politiche di Pisa: "Efficacia del linguaggio comico nell'apprendimento".

Ubaldo Pantani, il Lapo di "Che tempo che fa", attore comico e imitatore di lungo corso (oltre al falso scenico del rampollo del casato Agnelli, lunga è la lista di personaggi finiti sotto la sua maschera, da Massimo Giletti, a Max Allegri, da Gigi Buffon a Paolo Del Debbio e Mario Giordano), sarà il 20 settembre il protagonista del "Lugano International Festival Endorfine".

Le viene mai da ridere mentre è lì che strapazza con le sue maschere i personaggi veri e vede che la gente si piega in due dalle risate? Che so, penso alla trasfigurazione di Lapo, tanto per citarne uno.
«Noooo...è davvero molto raro che succede. Si può rimanere sorpresi da una reazione altrui, ma uno alla fine si tiene. E poi ci sono un po' di tecniche per dissimulare. Rido però magari durante la costruzione di un pezzo, quando sono qui in casa che lo scrivo o lo provo una prima volta».

Si sono mai lamentati gli "originali" di come lei ne fa parodia?
«No, direi di no, si sono fatti una risata».

Come se la fa (e più di una) Fazio quando nel famoso tavolo lei attacca ad argomentare: ma è vero che quasi tutto quello che lei dice è improvvisato?
«Si, è esattamente così, non sarebbe possibile altrimenti, perché le dinamiche che si originano sono assolutamente imprevedibili. Quindi io magari insieme con Walter Fontana, che è un autore storico col quale collaboro da anni, ci ritroviamo a lavorare e immaginiamo magari una battuta, un riferimento, un gioco che potrebbe nascere con un ospite. Poi però magari quel gioco lì viene bruciato dalla domanda di un ospite e quello che avevamo in mente diventa inutilizzabile. E allora lì non puoi fare altro che virare su un'altra rotta di narrazione, improvviso, mi adeguo al dialogo».

La caricatura di un personaggio può essere elaborata in tanti modi: c'è che si concentra più sulla voce, chi vuole maniacalmente puntare ad avere lo stesso volto, trovando la faccia più giusta che ci sia. Lei quali di questi registri attoriali predilige nella costruzione di un suo personaggio?
«Sgombro subito il campo: non è la mia ossessione la voce. Nella fase di preparazione di un personaggio si fanno delle prove per capire la somiglianza e quindi la possibilità di avere, come si dice in gergo, una bella cartolina. Punto più che altro a un effetto spettacolare prima ancora che io apra bocca: è quello che ho sempre cercato di fare nel corso degli anni».

Si definisce un paesano...
«
, cresciuto nel villaggio operaio della Solvay a Ponteginori, nell’Alta Maremma toscana, tra Volterra e il mare».

A Rosignano la Solvay vi ha fatto il mare caraibico...polemiche a non finire degli ambientalisti per il bicarbonato che sbianca l'acqua...
«E io ho fatto uno spettacolo intitolato proprio "Born in Solvay", ripercorrendo la mia vita artistica e quella personale. Quanto a quel posto, ormai è diventato un'attrazione e la gente ci va a fare il bagno».

Sembra che, oltre alla comicità e la storia, le piaccia molto anche l'architettura...
«Sì, specie quella urbana. Mi sento già un umarell».

Ama gli Skiantos, Sergio Caputo, Calcutta e gli Smiths. Però ha un sogno nel cassetto: vuole davvero fare il disc-jokey?.
«No, cioè, sì, insomma, mi piacerebbe imparare a mixare. E fare un bel dj set».

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