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Un uomo al cellulare, davanti a un complesso residenziale di Evergrande, a Pechino.
CINA
20.09.2021 - 09:090
Aggiornamento : 13:56

Il collasso di Evergrande avrà ripercussioni globali?

Alcuni analisti dicono di no, ma intanto sui mercati asiatici (e non solo) è già visibile un netto effetto domino

PECHINO - Evergrande affonda sulla prospettiva di default alla Borsa di Hong Kong, cedendo il 18,11% e scivolando ai nuovi minimi storici di 2,08 dollari di Hk, con una perdita del valore schizzata all'87% nell'ultimo anno.

Il secondo sviluppatore immobiliare della Cina è alle prese col debito monstre di 305 miliardi di dollari: la scorsa settimana le banche creditrici hanno appreso dal governo cinese che la società mancherà ai suoi obblighi legati ai prestiti. Lo sviluppatore immobiliare più indebitato al mondo dovrà affrontare gli oneri di una serie di coupon di bond offshore, a partire da giovedì, con cedole per settembre da 129 milioni.

Evergrande ha già mancato da maggio i pagamenti a investitori e appaltatori del debito al dettaglio. Dovrebbe pagare 83,5 milioni di dollari di interessi il 23 settembre per i bond a scadenza marzo 2022, mentre cioè un altro pagamento pendente di 47,5 milioni di interessi in scadenza il 29 settembre per l'emissione marzo 2024.

«Non sarà una nuova Lehman Brothers» - La 'debacle' del colosso immobiliare cinese Evergrande non si tradurrà in una nuova Lehman Brothers. È quanto spiegano all'agenzia di stampa italiana ANSA fonti di mercato newyorkesi, secondo le quali l'analogia più indicata che va fatta, invece, è con il collasso del Long Term Capital Managenent nel 1998.

«Il sistema finanziario cinese è molto chiuso, e dunque sarà altamente improbabile che l'atteso default di Evergrande possa sortire effetti sui mercati globali - spiega l'operatore - lo scenario più fattibile invece è che il governo di Pechino intervenga ristrutturando la compagnia, redistribuendone gli asset tra le società competitor».

Ma è già effetto domino - I timori di un contagio finanziario del gruppo affossano la borsa di Hong Kong (-3,39% a seduta non ancora chiusa) trascinando al ribasso non solo le società di sviluppo immobiliare ma anche banche e assicurazioni.

La domanda che si rincorre è se il governo di Pechino estenderà il giro di vite già partito sulle società private in altri settori sul comparto immobiliare della città. Si è indebolito anche lo yuan offshore in un movimento generale probabilmente amplificato dal fatto che gli altri listini asiatici, da Tokyo a quelli cinesi, oggi erano chiusi per festività.

Perde punti anche Sinic Holdings Group, basato a Shanghai, ha bloccato le contrattazioni sui suoi titoli a Hong Kong dopo un tracollo dell'87%, con un'impennata delle vendite nel primo pomeriggio, pari a circa 14 volte i volumi medi dello scorso anno.

Zhang Yuanlin, presidente della compagnia, ha visto oggi il suo patrimonio netto scendere da 1,3 miliardi di questa mattina a 250,7 milioni di dollari del pomeriggio, secondo i dati di Forbes. 

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