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RUSSIA
09.05.2022 - 13:450
Aggiornamento : 16:57

Tra detto e non detto: il discorso di Putin

Nell'intervento del presidente russo nella Piazza Rossa le ragioni dell'invasione in Ucraina e le accuse all'Occidente.

MOSCA - Nessuna dichiarazione di guerra totale. E nessuna menzione specifica per l'Ucraina, mai chiamata direttamente per nome durante la sua allocuzione. Vladimir Putin è stato insolitamente cauto e accorto, sconfessando i "bookmaker" delle intelligence occidentali e quei pronostici che vedevano nel 9 maggio il momento in cui la guerra sarebbe ufficialmente sbocciata dalla "crisalide" dell'operazione militare speciale.

Così non è stato. Avvolto dall'entusiasmo della Piazza Rossa di Mosca, lo zar non ha annunciato conquiste né tanto meno mostrato a voce i muscoli. Ha invece evocato le ragioni che lo hanno portato a invadere l'ex repubblica sovietica, oltre il confine a sud. «La milizia nel Donbass e l'esercito russo stanno combattendo per la loro terra», ha detto Putin, paragonandoli agli «eroi della Grande Guerra Patriottica» tra il 1941 e il 1945 e commemorando i caduti in queste settimane. «La morte di ogni soldato e di ogni ufficiale è una perdita irreparabile e il governo russo farà di tutto per aiutare le loro famiglie».

La Russia «si è sempre battuta per un sistema di sicurezza equo e paritario», ha proseguito. Un sistema «vitale per l'intera comunità mondiale». E qui si è innescato un domino già noto e più volte ripercorso in questi mesi.

Il dialogo «con l'Occidente» che non decolla agli sgoccioli del 2021. «I paesi della Nato non ci hanno voluto ascoltare e ciò significa che avevano ben altri piani». Il timore da parte del Cremlino era di un'ennesima «aggressione nel Donbass» e di «un’invasione delle nostre terre storiche, inclusa la Crimea». Completano il quadro la «possibile acquisizione dell'arma nucleare» da parte di Kiev e la conseguente «minaccia immediata ai nostri confini». E «la Russia ha fermato preventivamente l’aggressione. Era l’unica decisione corretta e tempestiva da prendere», ha ribadito Vladimir Putin, prima di alzare il calibro delle parole e rivolgerle verso Washington.

Gli Stati Uniti d'America che «dopo lo scioglimento dell'Unione Sovietica» hanno avuto considerazione «solo per la loro esclusività», «umiliando così non solo tutto il mondo ma anche i propri Paesi satelliti che fanno finta di non accorgersi di nulla e accettano tutto con ubbidienza». La Russia «non rinuncerà mai all'amore per il suo Paese, alla sua fede e ai suoi valori» anche se «l'Occidente sembra intenzionato a cancellare questi valori millenari».

Putin ha parlato esplicitamente di un «degrado morale che ha spianato la via a una cinica falsificazione della storia della Seconda guerra mondiale, fomentando così la russofobia, glorificando i traditori e ridicolizzando il ricordo delle sue vittime, fino a cancellare il coraggio di quelli che hanno combattuto e sofferto per la vittoria».

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