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STATI UNITIDopo l'assalto al Campidoglio ci saranno conseguenze per Donald Trump?

07.01.21 - 13:11
Si moltiplicano in queste ore le richieste d'impeachment e, soprattutto, di rimozione immediata dall'incarico.
keystone-sda.ch / STF (Evan Vucci)
Dopo l'assalto al Campidoglio ci saranno conseguenze per Donald Trump?
Si moltiplicano in queste ore le richieste d'impeachment e, soprattutto, di rimozione immediata dall'incarico.
La chiave sarebbe nel ricorso al 25esimo emendamento.

WASHINGTON - Dopo le sconcertanti immagini dell'assalto al Campidoglio da parte dei manifestanti pro-Trump, si moltiplicano gli interrogativi su cosa succedere al presidente uscente nei giorni a venire.

Il Congresso ha certificato poche ore fa la vittoria di Joe Biden, ma l'attuale inquilino della Casa Bianca resterà in carica fino al giorno dell'insediamento, ovvero il 20 gennaio.Ma questo, per molti commentatori, non è sostenibile: «Un Trump senza catene minaccia altro caos nei suoi ultimi pericolosi giorni», scrive la Cnn. Sulla stessa lunghezza d'onda il Washington Post: «Il presidente non è idoneo a rimanere in carica per i prossimi 14 giorni. Ogni secondo in cui mantiene i vasti poteri propri della presidenza è una minaccia per l'ordine pubblico e la sicurezza nazionale».

Si moltiplicano quindi le pressioni sul vicepresidente Mike Pence affinché faccia ricorso al 25esimo emendamento della Costituzione, oppure che chiedono che il presidente uscente sia nuovamente oggetto di una procedura d'impeachment. Richieste che non arrivano solo dallo schieramento democratico ma anche dai Repubblicani e da coloro che, fino a poco fa, sono stati schierati al fianco di Trump - sia come sostenitore che come membri della sua amministrazione.

Cosa prevede l'emendamento - Nel dettaglio prevede che il vicepresidente prenda i poteri - come facente funzione - nel caso il presidente muoia, si dimetta o sia rimosso dal suo incarico per incapacità manifesta o malattia. A differenza dell'impeachment, dunque, le norme del 25esimo emendamento consentono di rimuovere il presidente senza che sia necessario lanciare accuse precise a suo carico: basta che sia riconosciuto incapace di «adempiere ai poteri e ai doveri della carica».

È sufficiente che il vicepresidente e la maggioranza del governo trasmettano una lettera al Congresso sostenendo che il presidente non è più in grado di esercitare i poteri e i doveri legati al suo incarico. Se poi il presidente si oppone alla sua rimozione, la decisione spetta alla Camera dei Rappresentanti del Congresso (oggi in mano ai democratici) che deve esprimersi con una maggioranza dei due terzi dei voti.

I precedenti - Il caso più noto in cui si è fatto ricorso a questo emendamento è quando il vicepresidente Gerald Ford nel 1974 prese il posto di Richard Nixon, dimessosi dopo essere stato travolto dallo scandalo del Watergate. Il 25esimo emendamento può essere applicato anche per un breve periodo di tempo: il vicepresidente George H. Bush nel 1985 fu presidente per alcune ore quando Ronald Reagan fu operato con anestesia generale. Simile situazione quando il vicepresidente Dick Cheney nel 2002 rimpiazzò per alcune ore il presidente George W. Bush, sottoposto a operazione chirurgica.

Le assicurazioni di Trump - Trump, con il primo comunicato uscito dalla Casa Bianca dopo i fatti di mercoledì, ha assicurato una transizione pacifica dei poteri, «anche se sono totalmente in disaccordo con il risultato delle elezioni» e che da parte sua continuerà la lotta «per fare l'America di nuovo grande» e dimostrare che il voto di novembre è stato falsato.

In caso di ricorso al 25esimo emendamento, Pence sarebbe alla guida degli Stati Uniti fino al giorno dell'insediamento di Joe Biden. Non si esclude però che Trump, anche dopo il 20 gennaio, sia chiamato a rispondere in qualche modo di ciò che è avvenuto ieri.

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