«Nato codarda. Ce ne ricorderemo»

Donald Trump striglia gli alleati e rinforza la presenza militare in Medio Oriente. Ma si trova sempre più isolato. Anche in casa.
Donald Trump striglia gli alleati e rinforza la presenza militare in Medio Oriente. Ma si trova sempre più isolato. Anche in casa.
Donald Trump rafforza la presenza militare americana in Medio Oriente e sferra un nuovo pesante attacco contro la Nato colpevole di non aiutare gli Stati Uniti in Iran. È «codarda» e «senza di noi» non è altro che una «tigre di carta», ha tuonato su Truth puntando il dito contro i «deboli» alleati che si lamentano per il caro-petrolio ma «non ci aiutano ad aprire lo Stretto di Hormuz».
Il blocco del cruciale passaggio sta spingendo al rialzo i prezzi del petrolio e mettendo sotto pressione i mercati finanziari, agitando lo spettro di una recessione dalla quale gli Stati Uniti di Trump non avrebbero scampo. Per l'amministrazione è cruciale evitare che lo Stretto resti chiuso per mesi e per questo il commander-in-chief sta valutando di occupare o sequestrare Kharg, l'isola che funge da terminale per il 90% delle esportazioni di petrolio dell'Iran. Un'operazione rischiosa che comporterebbe lo schieramento di truppe di terra e alla quale il Pentagono si starebbe preparando.
Citando funzionari americani, il Wall Street Journal ha riferito che il Dipartimento della Difesa ha ordinato l'invio di altre tre navi da guerra in Medio Oriente e di 2.200-2'500 marines del gruppo anfibio di pronto intervento della USS Boxer e della 11esima unità di spedizione. L'invio è il secondo massiccio dispiegamento di marine nell'ultima settimana, dopo che il Pentagono ha inviato in Medio Oriente la USS Tripoli con base in Giappone.
La rete di Teheran
Le forze di terra, secondo gli esperti militari, potrebbero entrare in azione solo dopo un ulteriore degradamento delle forze iraniane. Aerei da guerra ed elicotteri Apache hanno intensificato gli attacchi contro droni e navi iraniane nel tentativo di riaprire lo Stretto. Ma ci vorranno probabilmente settimane prima di riuscire a smantellare e neutralizzare la rete di Teheran, composta da un mix letale di mine, missili e droni armati. Proprio nelle difficoltà sul campo è radicata la rabbia di Trump contro gli alleati della Nato.
«Ora che la battaglia è vinta dal punto di vista militare, con ben pochi pericoli per loro, si lamentano degli altri prezzi del petrolio che devono pagare ma non vogliono aiutare ad aprire lo Stretto di Hormuz, una manovra militare semplice che è la sola ragione per cui i prezzi del petrolio sono alti. Sarebbe facile per loro, con pochi rischi», ha scritto su Truth, mettendo in maiuscolo la parola «CODARDI» e «ce ne RICORDEREMO». Parole commentate anche dal ministro della Difesa italiano Guido Crosetto: «Non mi sembra ci sia stato nessun atto di codardia da parte di nessuno. Anzi, penso che l'atteggiamento tenuto da molti alleati Nato sia un aiuto agli americani, anche per uscire da una situazione complessa come Hormuz».
L'attacco frontale del tycoon è arrivato mentre la Nato si è ritirata temporaneamente dall'Iraq (è stato evacuato anche il contingente italiano a Baghdad, dove comunque resta il personale che protegge l'ambasciata dell'Italia) e la Gran Bretagna ha autorizzato l'uso delle proprie basi da parte degli Stati Uniti per lanciare attacchi contro obiettivi iraniani che minacciano lo Stretto di Hormuz.
Trump sempre più solo
Il conflitto in Iran si sta rivelando un test per il presidente americano, sempre più isolato all'estero e in casa. Le prime crepe nell'amministrazione sulla guerra stanno lentamente emergendo, a partire dal vicepresidente. JD Vance è contrario alla guerra e consapevole dei rischi che comporta per le sue ambizioni politiche, soprattutto guardando a una possibile candidatura per le presidenziali del 2028 al momento incerta per - almeno ufficialmente - motivi familiari (è in attesa del quarto figlio).
Nel mondo Maga i mal di pancia sono evidenti, soprattutto nella frangia che ritiene Israele responsabile di aver trascinato gli Stati Uniti in un conflitto dal quale hanno ora problemi a uscire, visti anche gli obiettivi divergenti sempre più evidenti fra i due Paesi. Fra gli elettori la guerra non è popolare e i repubblicani potrebbero pagarne un prezzo salato al voto di metà mandato. Secondo indiscrezioni, Vladimir Putin avrebbe offerto «aiuto» alla Casa Bianca, proponendo di non fornire più intelligence all'Iran sugli obiettivi americani in cambio della stessa cosa da parte degli Stati Uniti in Ucraina. Washington però ha rifiutato l'offerta. E ora sta a Trump assumere quella che è probabilmente la decisione più difficile della sua carriera: inviare truppe di terra in Iran con il rischio di una nuova "forever war".




