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CINA«Chi vuole dividere la Cina non farà una bella fine»

12.06.22 - 08:24
Il ministro della Difesa ha rinnovato le intenzioni del Paese asiatico di impedire a Taiwan di dichiarare l'indipendenza
keystone-sda.ch
Fonte Ats
«Chi vuole dividere la Cina non farà una bella fine»
Il ministro della Difesa ha rinnovato le intenzioni del Paese asiatico di impedire a Taiwan di dichiarare l'indipendenza

PECHINO - La Cina combatterà «a tutti i costi e fino alla fine» per impedire a Taiwan di dichiarare l'indipendenza: il ministro della difesa Wei Fenghe, parlando allo Shangri-La Dialogue di Singapore, ha sostenuto che «questa è l'unica scelta per Pechino e coloro che vogliono dividere la Cina non avranno sicuramente buona fine».

Wei, all'indomani dell'attacco del capo del Pentagono, Lloyd Austin, sulle attività militare di Pechino "provocatoria e destabilizzante" vicino all'isola, ha aggiunto che «nessuno dovrebbe mai sottovalutare la determinazione e la capacità delle forze armate cinesi di salvaguardare la propria integrità territoriale».

Wei ha sollecitato Washington a fermare le azioni finalizzate a "infangare e contenere la Cina", a interrompere «le interferenze negli affari interni della Cina» e a «smettere di colpire gli interessi della Cina».

Pechino, sull'Indo-Pacifico, «rifiuta con forza le accuse diffamatorie statunitensi» e accusa le strategie americane di «prendere di mira un Paese», la Cina. «La vera libertà e apertura non sono qualcosa di cui qualcuno gode a spese degli altri», ha aggiunto il ministro, puntando il dito contro i piani degli Stati Uniti in Asia definiti come un tentativo di «costruire un piccolo gruppo esclusivo in nome di un Indo-Pacifico libero e aperto».

Wei, dopo che Austin ha messo in guardia sui rischi di coercizione cinese nella regione, ha replicato di respinto ogni addebito usando toni molto forti verso gli Usa, ma rimarcando anche che «il confronto e la divisione non ci porteranno da nessuna parte». Per questo ha sollecitato una relazione Cina-Usa «stabile», considerata «vitale per la pace globale».

Lo stesso capo del Pentagono, nel suo intervento, aveva detto di volere tenere aperte "le linee di comunicazione" con i militari di Pechino.

Venerdì sera, Austin e Wei hanno avuto a Singapore il loro primo faccia a faccia in persona dopo la prima telefonata maturata ad aprile: i colloqui si sono incentrati soprattutto su Taiwan che Pechino considera, nell'ambito di una «questione interna», una parte "inalienabile" del suo territorio da riunificare anche con l'uso della forza, se necessario.

Per gli Usa sono preoccupanti le crescenti attività aggressive cinesi intorno all'isola, facendo aumentare i rischi di incidenti: Austin, ad esempio, ha menzionato i casi dei due aerei da ricognizione, uno canadese e uno australiano, che nelle corse settimane sono stati intercettati sul mar Cinese meridionale dai jet militari dell'Esercito popolare di liberazione (Pla) attraverso operazioni considerate «molto pericolose».

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