«Mia nonna mi ha chiamata e mi ha detto: non tornare in Bielorussia»
Reuters
POLONIA
06.08.2021 - 11:120
Aggiornamento : 18:45

«Mia nonna mi ha chiamata e mi ha detto: non tornare in Bielorussia»

La prima intervista di Krystsina Tsimanouskaya, fuggita dal suo team, dopo il suo arrivo in Polonia come rifugiata

VARSAVIA - Ha fatto un po' di chiarezza sui momenti prima della sua decisione di scappare e chiedere asilo, durante un rimpatrio forzato alle Olimpiadi di Tokyo, la velocista bielorussa Krystsina Tsimanouskaya.

L'occasione è stata la sua prima conferenza stampa dopo essere atterrata a Varsavia, dove ha ottenuto un visto umanitario: «Mia nonna mi ha telefonato e mi ha detto che in televisione tutti mi definivano una traditrice», ha spiegato l'atleta che aveva criticato i suoi coach via Instagram e per questo era stata rimossa dal team, «mi ha detto: non puoi tornare in Bielorussia».

La 24enne non ha però voluto prendere posizioni politiche di alcun tipo: «Sono basita che questa cosa sia diventata un caso politico, per me era solo una questione sportiva, il fatto che volevano farmi gareggiare in una competizione (la staffetta 4x400 ndr.) per la quale non sono allenata. Io volevo solo correre alle Olimpiadi, era il mio sogno. È vero però che in Bielorussia bisogna fare attenzione a tutto quello che si dice».

Proprio questa mattina ai due allenatori della nazionale bielorussa, sospettati di aver tentato di rimpatriare con la forza la giovane, sono stati rimossi gli accrediti e sono stati espulsi dal villaggio olimpico. Nei loro confronti verrà aperta un'inchiesta disciplinare, conferma il Comitato olimpico internazionale.

Keystone
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