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ITALIA
30.03.2021 - 20:040
Aggiornamento : 21:17

«I frontalieri? Sarebbe una bella cosa riuscire a vaccinarli»

Parola di Matteo Salvini, da noi intervistato oggi a Milano: «Colpa dell'UE se non abbiamo vaccini»

Con lui si è parlato anche di accordo fiscale per i frontalieri, e di come l'Italia potrebbe provare a riaprire dopo Pasqua

di Redazione
Michele Novaga

MILANO - «Se fosse possibile fare anche per i 70'000 frontalieri italiani che ogni giorno si recano in Svizzera quello che si sta cercando di realizzare nei confronti di quelli di San Marino mettendo loro a disposizione un vaccino, sarebbe una cosa di massima soddisfazione». Risponde così a una nostra domanda il senatore e segretario della Lega Matteo Salvini durante una lunga conferenza online con la Stampa estera in Italia.

Incalzato dalle domande dei corrispondenti stranieri, Salvini ha affrontato diverse tematiche ribadendo quello che sono i suoi cavalli di battaglia su immigrazione, questioni geopolitiche internazionali, Unione Europea.

Un incontro durante il quale abbiamo anche chiesto la posizione della Lega sull’accordo fiscale dei frontalieri raggiunto a dicembre 2020, risposta che ci è giunta poco dopo come nota tramite l’ufficio stampa.

«L'accordo sul trattamento fiscale dei lavoratori frontalieri, di fatto contiene tutti i passaggi impostati dall'allora Vice-ministro dell'Economia Massimo Garavaglia, oltre che le richieste della Presidenza di Regione Lombardia. Infatti, si stabilisce un sistema fiscale differenziato tra gli attuali frontalieri, per i quali continuerà il regime in vigore. Mentre per i nuovi verrà applicata la doppia fiscalità, svizzera e italiana, con una franchigia di 10'000 euro sul reddito. Bisognerà poi ben declinare nelle fasi attuative e in quel contesto crediamo ci siano spazi di ulteriori miglioramenti. In particolare, per quanto riguarda i ristorni ai Comuni di frontiera, questi dovranno essere garantiti anche dopo il 2033, evitando di centralizzare la gestione sul Governo centrale».

A tenere banco è la questione delle riaperture dopo le restrizioni dovute al Covid: «Sto lavorando perché l’Italia esca dal tunnel e perché si possa ritornare a vivere in sicurezza. Però come facciamo a stabilire che tra dieci giorni la situazione non sarà migliore? Decidere oggi, 30 marzo, che per tutto il mese di aprile si resterà chiusi e che di riaprire se ne riparla a partire dal mese di maggio, è un discorso sbagliato. Chiediamo che nel provvedimento elaborato del consiglio dei ministri italiano venga inserita la clausola in base alla quale se dopo Pasqua i dati miglioreranno, nelle zone più tranquille, si possa procedere riaprendo le attività. Confrontando i dati italiani con quelli di paesi dove non c’è il lockdown e dove, come a Madrid per esempio, i ristoranti, le scuole e i teatri sono aperti, mi faccio delle domande», ma il senatore e segretario della Lega ha parlato anche delle vaccinazioni in Lombardia, recentemente al centro delle cronache per i disservizi.

«In Lombardia è stato cambiato l’assessore alla salute e i vertici dell’agenzia colpevole dello sbaglio informatico. Entro l’11 aprile tutti gli over 80 e le categorie fragili verranno vaccinati anche se manca la materia prima e cioè i vaccini. In questo è l’Europa che ha fallito nell’approvvigionamento con ritardi e inadempienze e aspettiamo che a Bruxelles qualcuno paghi. E bene fanno alcuni paesi europei a rivolgersi altrove per reperirli».

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