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ITALIA
27.02.2020 - 22:070
Aggiornamento : 28.02.2020 - 07:44

«Oggi aiutiamo i ticinesi a gestire i casi di coronavirus»

A Milano la vita cerca di tornare alla normalità, riaprirà il Duomo. Parla l'assessore al Welfare di Regione Lombardia

di Redazione
Michele Novaga

MILANO - Sono ormai passati sette giorni dalla scoperta del primo contagiato da Coronavirus in Italia e, come era prevedibile, il numero delle persone colpite sale ogni giorno. In base ai dati forniti questa sera dalla Protezione Civile, sono 650 i casi di contagio dal virus isolato a gennaio in Cina e che in Italia ha provocato già 17 decessi. E se non ci sono tracce di chi possa essere stato il cosiddetto “paziente 0”, cioè colui che ha innescato il focolaio che da Codogno si è esteso in altri territori e regioni dello Stivale, oggi per la prima volta, tra le autorità del Paese, traspare ottimismo. 

Soprattutto in Lombardia, la regione più colpita dove i contagi hanno ormai superato le quattrocento unità. «Solo oggi sono stati dimessi 37 pazienti affetti da Coronavirus – spiega Giulio Gallera, assessore al Welfare di Regione Lombardia - la situazione si sta strutturando: nei presidi ospedalieri cominciamo a gestire correttamente i ricoverati e i tamponi vengono fatti solo a coloro che presentano sintomi febbrili o problemi respiratori». Infatti, dei 403 soggetti contagiati, poco più della metà – 216 - si trovano ancora in ospedale e il numero di coloro che vengono ricoverati da lunedì a questa parte è in netto calo, passando dai 126 ai 39 di ieri.

Giulio Gallera commenta anche le relazioni con la Svizzera, sottolineando che la connessione di molti casi rossocrociati - compreso quello ticinese - con Milano è molto comprensibile. «Abbiamo rapporti costanti con la Svizzera, abbiamo costruito un canale di comunicazione con le autorità sanitarie ticinesi, che ci hanno contattato subito. Ci scambiamo costantemente informazioni, oggi li aiutiamo a gestire questi casi».

Dati che fanno trasparire ottimismo in una regione che vive da lunedì una sorta di quarantena collettiva con scuole, cinema, teatri e uffici pubblici chiusi, attività lavorative ridotte e aziende che mai come ora stanno consentendo ai loro dipendenti di lavorare da casa in base al concetto di smart working. È di oggi la notizia che si sta lavorando per riaprire ai turisti il Duomo di Milano già da lunedì 2 marzo con nuove regole per evitare affollamento contingentando gli ingressi. Un piccolo passo verso un ritorno a quella normalità che chiedono tutti a gran voce a partire dal sindaco Beppe Sala che sui social network ha lanciato un nuovo video con immagini della città con gli hashtag #forzamilano e #milanononsiferma.

Ma le notizie positive non sembrano finire qui: proprio oggi il direttore dell'Istituto di Scienza biomediche dell'Ospedale Sacco di Milano specializzato in malattie infettive, ha comunicato di aver isolato il virus di quattro pazienti di Codogno. «Siamo riusciti a isolare virus autoctoni, molto simili tra loro, ma con le differenze legate allo sviluppo in ogni singolo paziente e ciò ci consentirà di studiare adesso le varietà differenti dello stesso virus che ha circolato qua da noi», ha spiegato il professor Massimo Galli.

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