La vitamina D3 riduce il rischio di Long Covid

Pur non riducendo la gravità della malattia acuta, aiuta sul lungo termine
Pur non riducendo la gravità della malattia acuta, aiuta sul lungo termine
BOSTON - La vitamina D3 ad alte dosi non riduce la gravità del Covid, ma può influire sugli esiti a lungo termine della malattia. Lo rivela un ampio studio condotto da ricercatori del Mass General Brigham di Boston e pubblicato su "The Journal of Nutrition".
«C'è stato un enorme interesse nel valutare se gli integratori di vitamina D possano essere utili nel Covid, e questo è uno degli studi randomizzati più ampi e rigorosi sul tema», spiega l'autrice senior JoAnn Manson. «Sebbene non abbiamo riscontrato che la vitamina D ad alte dosi abbia ridotto la gravità del Covid o i ricoveri, abbiamo osservato un segnale promettente per il Long Covid».
L'ipotesi di partenza è che la vitamina D rafforzi la salute immunitaria. Lo studio Vitamin D for Covid (Vivid) mirava a fare chiarezza valutando rigorosamente l'integrazione di vitamina D3 ad alte dosi tra i pazienti Covid di nuova diagnosi e i loro contatti familiari.
Negli Stati Uniti e in Mongolia, 1'747 adulti recentemente risultati positivi al SARS-CoV-2 e 277 contatti familiari sono stati suddivisi in gruppi: uno doveva ricevere vitamina D3 giornaliera (9'600 UI/die per due giorni seguiti da 3'200 UI/die), uno placebo per quattro settimane.
Il tasso di ricorso all'assistenza sanitaria (inclusi ricoveri, visite ambulatoriali e al pronto soccorso) o di decesso non ha mostrato differenze tra i due gruppi. Né sono state riscontrate differenze nella gravità dei sintomi. L'assunzione di vitamina D ad alto dosaggio non ha ridotto il tasso di infezione da parte dei familiari.
Tuttavia, i partecipanti che hanno preso la vitamina D hanno evidenziato una minore probabilità di manifestare sintomi prolungati di Covid a otto settimane rispetto a coloro che assumevano placebo. Nel gruppo vitamina D, il 21% ha riportato almeno un sintomo persistente, rispetto al 25% del placebo.
Il Long Covid, che include sintomi di affaticamento, mancanza di fiato, confusione mentale, continua ad avere un impatto sulla vita delle persone. «Sarà dunque importante confermare con nuovi studi se l'integrazione di vitamina D ne riduca i rischi e la gravità», concludono i ricercatori.





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