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È morto Alexander Butterfield

Rivelò nastri segreti Watergate
Imago
Fonte Ats ans
È morto Alexander Butterfield
Rivelò nastri segreti Watergate

SAN DIEGO - Alexander P. Butterfield, l'ex alto funzionario statunitense che fece saltare la copertura dello scandalo Watergate rivelando al Senato l'esistenza del sistema di registrazione nello Studio Ovale di Richard Nixon, è morto oggi a 99 anni nella sua casa di San Diego (California). Butterfield segnò in questo modo il destino dell'unico presidente americano costretto a dimettersi. La moglie, Kim Butterfield, ha confermato la morte.

All'epoca Butterfield era capo della Federal Aviation Administration, l'agenzia del Dipartimento dei trasporti statunitense responsabile per regolare e sovrintendere ad ogni aspetto riguardante l'aviazione civile. Il 16 luglio 1973 comparve davanti alla commissione di inchiesta del Senato sul Watergate in qualità di ex collaboratore della Casa Bianca. I senatori avevano già ascoltato accuse di attività criminali sul conto di Nixon, ma non esistevano ancora prove concrete, nessuna "pistola fumante".

Butterfield era stato responsabile della sicurezza della Casa Bianca ma non faceva parte della cerchia più ristretta di Nixon e non sembrava destinato a essere un testimone centrale. Tuttavia, durante l'interrogatorio del senatore Fred D. Thompson, repubblicano del Tennessee, fece la rivelazione clamorosa.

I microfoni erano stati nascosti nello Studio Ovale, nella Cabinet Room, nel salotto di Lincoln, nel rifugio privato di Nixon nell'Executive Office Building e a Camp David. Il sistema era attivato dal suono e le registrazioni - migliaia di ore di conversazioni con collaboratori presidenziali, membri del governo, leader del Congresso e personalità nazionali e straniere - erano custodite dal Secret Service, l'agenzia responsabile della protezione dei presidenti degli Stati Uniti, delle rispettive famiglie e dei capi di stato in visita negli USA.

Le rivelazioni di Butterfield trasformarono immediatamente l'inchiesta sul Watergate in una battaglia per l'accesso ai nastri, cruciali perché avrebbero potuto risolvere le versioni contrastanti fornite da Nixon e dal suo principale accusatore, John Dean, ex consulente legale della Casa Bianca.

Il presidente aveva insistito sul fatto di non essere stato a conoscenza dell'effrazione negli uffici del Comitato nazionale democratico nel complesso del Watergate a Washington, avvenuta il 17 giugno 1972, né di alcun tentativo di insabbiamento. Ma Dean aveva testimoniato che Nixon non solo era a conoscenza dell'irruzione, ma era stato profondamente coinvolto nel suo insabbiamento, autorizzando il pagamento di denaro per comprare il silenzio dei ladri e promettendo loro la grazia presidenziale se tutto il resto fosse fallito.

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