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STATI UNITI«L'obiettivo è screditare»

17.06.24 - 06:30
Il professore di storia Ludovic Tournès commenta il carattere "giuridico" degli attacchi lanciati contro i candidati alla Casa Biaca.
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«L'obiettivo è screditare»
Il professore di storia Ludovic Tournès commenta il carattere "giuridico" degli attacchi lanciati contro i candidati alla Casa Biaca.

WASHINGTON - Negli Stati Uniti si respira aria di elezioni. Di recente, alla campagna presidenziale, si sono aggiunti anche i processi a Donald Trump e al figlio del presidente Joe Biden. Quali sono le ragioni di questo scontro, che si manifesta sempre più frequentemente in ambito giuridico? Lo abbiamo chiesto al professore di storia ed esperto di relazioni internazionali all'Università di Ginevra, Ludovic Tournès.

I partiti si armano e attaccano il campo avversario come meglio possono, anche portando avanti battaglie legali contro i candidati presidenziali. I processi contro Donald Trump e il figlio di Joe Biden, rappresentano gli esempi più lampanti di questa tendenza. Si tratta di una novità nella storia degli Stati Uniti? 
«Innanzitutto i processi non vengono portati avanti dai partiti, ma dai tribunali. Tuttavia, il fatto che vengano sfruttati dai partiti è una realtà. Ed è una realtà nuova. Dato che Donald Trump è il primo ex presidente a essere incriminato e condannato, è chiaro che la questione acquisisce rilevanza nella misura in cui è di nuovo un candidato presidenziale in grado di vincere».

Professore, come mai i candidati alla Casa Bianca sfruttano i processi giudiziari per indebolire il campo avversario? 
«È un grande classico della lotta politica, soprattutto quando la posta in gioco è così alta. È necessario fare di tutto per screditare l'avversario».

Gli elettori statunitensi si trovano confrontati a candidati che sono stati giudicati in processi penali. Si tratta di una situazione mai vista prima. È semplicemente una conseguenza del fare politica odierno, o la tendenza rivela qualcosa di più profondo della cultura politica statunitense? 
«Occorre distinguere tra Donald Trump, che è stato giudicato colpevole di 34 capi d'accusa dalla Corte federale di Manhattan, e Joe Biden, che è stato sottoposto a un'indagine per occultamento di documenti classificati, al termine della quale il procuratore ha deciso di non perseguirlo. Quanto al processo di Hunter Biden, che non riguarda il padre, è ancora in corso e riguarda comportamenti non legati alla sua attività politica. Ciò che questi processi rivelano della cultura politica americana è l'importanza della legge. È un paradosso. Negli Stati Uniti esiste una vera e propria separazione dei poteri tra magistratura e politica, ma la cultura politica è intrisa di legalismo. Gli avvocati sono figure molto potenti, anche da un punto di vista politico, ma il Paese adora i processi farsa».

Donald Trump e Hunter Biden sono stati giudicati per questioni legate alla loro vita privata. Trump per aver mentito sul pagamento dell’ex-pornostar Stormy Daniels e Hunter Biden per aver negato la sua dipendenza da sostanze stupefacenti durante l'acquisto di un’arma da fuoco. Stiamo forse assistendo a una maggiorata spettacolarizzazione della politica?
«Donald Trump è stato condannato per un atto di per sé privato, ma intimamente legato alla sua attività politica: una relazione sessuale che ha tentato di nascondere per influenzare gli elettori nel 2016. Inoltre, la somma di denaro utilizzata per comprare il silenzio di Stormy Daniels era inclusa nel budget della sua campagna elettorale. In fin dei conti, non si tratta solo di una questione privata. E questa, è la conclusione alla quale è giunta anche la giuria. Quanto alla spettacolarizzazione, è una caratteristica costante della vita politica americana. Ma è in aumento dal 2015, in particolare dall'arrivo di Donald Trump, che è un uomo di televisione e la cui strategia politica si basa in gran parte sulla creazione di uno spettacolo permanente che occupa (e satura) il dibattito pubblico».

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