Revisione della legge sulla polizia: «Meno repressione, più prevenzione»

L'Associazione per la difesa del servizio pubblico scrive al Gran Consiglio e alla Commissione giustizia e diritti, esprimendo una serie di preoccupazioni.
BELLINZONA - Una lettera al Gran Consiglio e alla Commissione giustizia e diritti per esprimere perplessità e preoccupazioni riguardo la revisione totale della legge sulla Polizia. È quella inviata dall'Associazione per la difesa del servizio pubblico, che lamenta diverse criticità. «Destano preoccupazione il consolidamento della vocazione repressiva della Polizia, lo sgretolamento delle garanzie della cittadinanza e il ridimensionamento del ruolo dello Stato in determinati settori» scrive l'associazione. Che suggerisce un ripensamento riguardo ad alcuni aspetti, come per esempio il fatto che il nuovo ordinamento allo studio «non dà sufficiente importanza alla prevenzione, la quale, grazie a un lavoro di prossimità sul territorio, alla comprensione dei motivi del disagio e a una maggiore collaborazione con i servizi sociali, contribuirebbe a limitare gli atti illeciti».
Un altro punto critico portato alla luce riguarda «l’allontanamento e la tenuta a distanza di perturbatori, rispettivamente le misure contro la violenza in occasione di altre manifestazioni» che per l'associazione «costituiscono misure che nella genericità dei loro presupposti possono compromettere la libertà di espressione e di riunione».
Perplessità vengono espresse anche sul «ricorso a supporti come i droni (ad es. durante manifestazioni) e a misure d’inchiesta preventiva», che «sottende un pericolo di controlli indiscriminati o di forme di schedatura: lo stesso andrebbe limitato e perlomeno sottoposto a un controllo giudiziario accresciuto». Capitolo minorenni e persone sotto curatela: la custodia di polizia - per l'associazione per la difesa del servizio pubblico - resta una misura «a nostro giudizio lesiva dei diritti fondamentali». Poi un appunto anche sull'estensione «della possibilità di affidare compiti di sicurezza a privati che, visto il più ampio
ventaglio di attività delegabili, apre le porte a una riduzione delle prerogative dello Stato».
Criticità vengono segn«alate nell'ambito «dell’ampliamento dello scambio di dati tra le autorità»: c'è il rischio - scrive l'associazione - di abusi e arbitrio nel trattamento di dati particolarmente voluminosi e sensibili».
Per l'associazione il progetto di legge dovrebbe «essere maggiormente improntato alla prevenzione, alla tutela dei diritti della cittadinanza e ai principi del servizio pubblico, al fine di garantire una polizia democratica al servizio della popolazione» conclude.



