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La SECO: «La riforma della disoccupazione dei frontalieri: costi fino a 900 milioni»

Una riforma che rischia di aumentare in modo significativo l'onere finanziario a carico della Svizzera.
Archivio TiPress
Fonte ats
La SECO: «La riforma della disoccupazione dei frontalieri: costi fino a 900 milioni»
Una riforma che rischia di aumentare in modo significativo l'onere finanziario a carico della Svizzera.

BERNA - Nell'Unione europea è in corso una revisione della competenza per l'erogazione dell'indennità di disoccupazione per i lavoratori frontalieri. La Segreteria di Stato dell'economia (SECO) stima che i costi aggiuntivi per la Svizzera potrebbero essere compresi tra i 600 e i 900 milioni di franchi all'anno.

Attualmente, in caso di disoccupazione dei lavoratori frontalieri, lo Stato di residenza è responsabile del pagamento delle indennità. In questo contesto il Paese dell'ultimo impiego rimborsa allo Stato di residenza le prestazioni erogate fino a un massimo di 5 mesi, secondo le aliquote vigenti nel Paese di residenza.

Con la proposta di revisione del regolamento 883/2004 dell'UE spetterebbe allo Stato dell'ultimo impiego erogare l'indennità di disoccupazione ai lavoratori frontalieri anziché, come finora, al Paese di residenza. La riforma abolirebbe cioè il sistema di rimborso previsto finora dallo Stato dell'ultimo impiego a quello di residenza.

Poiché il regolamento fa parte dell'attuale Accordo sulla libera circolazione delle persone, la revisione riguarda indirettamente anche la Svizzera. Soltanto quando la riforma verrà definitivamente approvata dall'UE la Svizzera ne valuterà concretamente le conseguenze, spiega la SECO sul suo sito, come ha riferito per prima la "Neue Zürcher Zeitung".

La SECO attualmente stima che i costi aggiuntivi sarebbero compresi tra i 600 e i 900 milioni di franchi all'anno, tuttavia queste cifre rimangono molto approssimative, poiché la Svizzera dispone solo di pochi dati effettivi sui frontalieri disoccupati. Una stima concreta potrà essere effettuata solo dopo l'adozione della versione definitiva della revisione dell'ordinanza.

Qualora ciò avvenisse, l'Unione europea dovrebbe inserire la modifica nell'ordine del giorno del Comitato misto Svizzera-UE per l'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC). Un recepimento da parte della Confederazione potrebbe avvenire soltanto con l'esplicito assenso di Berna, spiega la SECO.

Lo scorso anno i rimborsi della Svizzera agli Stati confinanti membri dell'UE sono ammontati a 283,3 milioni di franchi, di cui 222,6 alla Francia, 29,3 all'Austria, 21,1 all'Italia e 6,4 all'Austria. Le entrate sono invece state pari a circa 600 milioni, quindi risulta un'eccedenza di oltre 300 milioni.

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