«Arrogante e senza scrupoli»: 7 anni e 9 mesi all’uomo delle auto d’epoca

La decisione della Corte: «Imputato privo di credibilità». Sancita l'espulsione per 10 anni.
La decisione della Corte: «Imputato privo di credibilità». Sancita l'espulsione per 10 anni.
LUGANO - È di 7 anni e 9 mesi la pena detentiva decisa dal giudice Amos Pagnamenta nei confronti del consulente fiscale finito davanti alla Corte delle Assise criminali di Lugano. Sancita anche l’espulsione dalla Svizzera per 10 anni. Accolte le richieste degli accusatori privati.
I capi d'imputazione - Il 55enne italiano residente in Engadina, in carcere da agosto 2024, era finito alla sbarra con diversi capi d’imputazione: dalla truffa all’appropriazione indebita, dal riciclaggio di denaro all’amministrazione infedele.
«Mosso dalla brama di facili guadagni» - Confermato, di fatto, integralmente l’atto di accusa. «Le giustificazioni addotte appaiono temerarie: l’imputato sembra ritenere di poter piegare la logica e il diritto a una propria distorta lettura della realtà. Ha agito in modo sistematico, con un elevato grado di sofisticazione. Ha operato per brama di facili guadagni e per mantenere il proprio stile di vita, senza alcuno scrupolo nello sfruttare la fiducia dei clienti».
La cortina di fumo - Mai come in questo caso si può parlare di processo indiziario. «Ma i danneggiati sono parsi credibili nelle loro dichiarazioni: si trova conferma nelle chat e nei flussi di denaro. L’imputato ha tentato di fornire giustificazioni per ogni circostanza, cercando costantemente scuse. Ha provato ad alzare una cortina di fumo fatta di spiegazioni nebulose, evocando argomentazioni tecnico-finanziarie nel tentativo di confondere gli inquirenti».
La strategia - Si è inoltre presentato «come vittima, sostenendo che fossero i clienti a sbagliare e insinuando il dubbio che tutti mentissero contro di lui, senza tuttavia offrire alcuna valida ragione. Ha poi cercato di attribuire la responsabilità a terzi per poi, messo alle strette, rifugiarsi nei più classici “non ricordo”».
«Nessuna credibilità» - E ancora: «Con estrema arroganza ha negato l’evidenza. Si tratta di un imputato ostico che, con spocchia, ha tentato di accampare scuse su ogni punto, risultando del tutto privo di credibilità».
La richiesta dell’accusa - La procuratrice Raffaella Rigamonti e il procuratore generale Andrea Pagani avevano chiesto una pena di 8 anni e 10 mesi. «Io e la collega siamo al Ministero pubblico da oltre vent'anni - ha spiegato Pagani - e un imputato così difficile non l’abbiamo mai trovato».
«Incredibile intensità delinquenziale» - Rigamonti ha parlato di «un’incredibile intensità delinquenziale» e di «colpa di estrema gravità. Ha agito sull’arco di 10 anni. Non si è fatto scrupoli, ha abusato della fiducia dei clienti per riuscire ad avere il parco veicoli dei suoi sogni, oltre ad acquistare numerosi immobili».
La posizione della difesa - Per l’avvocato di fiducia David Simoni, l’impianto accusatorio non reggeva. «Non siamo in presenza «di un meccanismo fraudolento né di una sottrazione sistematica». I clienti «avevano accesso diretto alle informazioni» e «partecipavano alle operazioni».
«Deve tornare a casa stasera» - Da qui la richiesta di una pena contenuta, con il beneficio della sospensione condizionale. «L’imputato sia rimesso in libertà al termine del dibattimento – aveva precisato il legale – e possa quindi tornare a casa stasera dai suoi cari, dopo aver già pagato un prezzo importante».





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