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Bellinzona«Non sapevamo e l'errore è anche la presenza di quella persona come docente»

29.09.22 - 12:12
Manuele Bertoli muove critiche e si difende: «bisogna parlare, perché se ci avessero avvertiti saremmo intervenuti».
Foto TiPress
«Non sapevamo e l'errore è anche la presenza di quella persona come docente»
Manuele Bertoli muove critiche e si difende: «bisogna parlare, perché se ci avessero avvertiti saremmo intervenuti».
Lo ha detto durante la conferenza stampa tenutasi oggi a Bellinzona.

BELLINZONA - «Bisogna parlare. Nel caso in questione, la comunicazione si è arenata da qualche parte, perché ogni volta che abbiamo ricevuto segnalazioni che richiedevano un intervento, siamo intervenuti». Manuele Bertoli, direttore del DECS, é reduce dal faccia a faccia avuto due sere addietro con i genitori della scuola media, il cui direttore è finito agli arresti per reati sessuali: ripete, come fa dall’inizio della vicenda, che se chi sapeva avesse bussato alla porta del DECS probabilmente oggi saremmo qui a raccontare un’altra storia.

La migliore prevenzione è una rete di comunicazione che funzioni - «Siamo addolorati per una situazione che ha colpito famiglie, parenti delle famiglie vittime e tutti coloro che sono stati toccati da questa vicenda - dice - e sono convinto che la migliore prevenzione è una rete di comunicazione docenti/docenti, docenti/genitori/istituzioni scolastiche che funzioni. Nel caso in questione non ha funzionato».

La chat di whatsapp che non doveva essere autorizzata - Il capo del dicastero ha ripercorso i passaggi salienti che hanno portato alla nomina del direttore poi finito dietro le sbarre e ha mosso diversi rilievi su alcuni aspetti della vicenda. Come per esempio quello della chat di whatsapp: «non sarebbe esistita - afferma - se si fosse chiesta l’autorizzazione al CERDD (il Centro di risorse didattiche e digitali del DECS). Quell’autorizzazione non sarebbe mai stata data». 

Il Consiglio di Stato ha accettato le dimissioni del direttore - E ai giornalisti presenti comunica che «proprio oggi il Consiglio di Stato ha accettato le dimissioni del direttore» a cui un paio di volte durante la conferenza fa riferimento per sottolineare anche che - al di là dei reati penali - «è la base della sua funzione deontologica che è messa in discussione. Il tema vero - ha rimarcato Bertoli - non è la nomina della persona a direttore. È stato un errore, certo, ma possiamo dirlo solo ora. L'errore - dice senza tanti giri di parole - è la presenza di quella persona come docente. La domanda da porsi è: era un campanello sufficiente quel problema con i genitori in merito al lavoro di diploma per non assumerlo? È ragionevole, nonostante la valutazione buona ottenuta dal docente? Immagino che in questo Paese vi siano persone con certezze granitiche, ma io credo che sia irragionevole sostenerlo».

Una co-direzione per guidare l'istituto - Al suo fianco il capo della Sezione dell’insegnamento medio, Tiziana Zaninelli, ammette che «certamente è stato un errore da parte della direzione non informare le famiglie del percorso formativo che riguardava la sessualità», così come «utilizzare la chat di whatsapp per raccogliere le domande degli studenti». Ma ribadisce che sul conto del docente poi divenuto direttore, «i giudizi sono sempre risultati positivi». Anche il capo sezione ripete la posizione del suo direttore: «Avessimo saputo, avremmo approfondito e questo non è avvenuto».

È una vicenda - ha ripetuto - «che fa male alla scuola e che bisognerà ricostruire il rapporto di fiducia tra istituto e genitori». E annuncia: «da oggi avremo una co-direzione». Poi conclude con le parole dette ai genitori in quello «sciagurato 15 settembre» quando ha dovuto comunicare quello che stava accadendo: «La scuola ha valori così forti che riescono a superare anche queste situazioni che mai vorremmo vedere».

I nuovi piani del DECS per prevenire situazioni simili - E per contrastare situazioni del genere in futuro, al DECS stanno pianificando delle azioni: è il direttore della Divisione della scuola e coordinatore del DECS Emanuele Berger ad annunciarlo. «Stiamo progettando un modello valido per tutte le scuole cantonali, con un servizio che si occuperà di gestire e promuovere la qualità di istituti e direzioni scolastiche con degli audit in sede. È un progetto nato in tempi non sospetti che prevederà un monitoraggio sistemico e un accompagnamento sistematico in caso di difficoltà nella sede».

Berger ha aggiunto che «quando lo scalino non funziona è legittimo passare a quello sopra. I canali ci sono e sono aperti - ricorda - e il Decs non è una direzione arroccata su se stessa. Riceviamo messaggi tutti i giorni. È la norma.  Deve poter funzionare e spesso funziona». Ricorda l’istituzione di un «servizio per segnalazioni su presunti maltrattamenti e abusi», un servizio per dare consulenza ai docenti e «permettere loro di confidarsi e capire come procedere in caso di problematiche».

L'inchiesta amministrativa - Interviene ancora Bertoli per rammentare ancora una volta che «centrale per evitare situazioni come questa è parlare. Se le cose non fanno il loro corso - afferma - bisogna trovare i canali per farlo. Ogni caso poi verrà valutato per quello che è, ma in generale questo sistema funziona molto bene». E fa sapere che l’inchiesta amministrativa partirà «appena il Procuratore pubblico ci permetterà di farlo. Non vogliamo intralciare la giustizia» ha concluso.

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