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CANTONE
10.02.2017 - 17:020

Dopo l'incidente il calvario: «Non fate come me»

L'incredibile racconto di Jonathan, sopravvissuto miracolosamente a un violentissimo schianto in auto: «La mia storia serva da monito»

LUGANO - «La velocità che rallenta la vita». E a volte la interrompe. È questo il tema centrale del primo video ticinese (in italiano) realizzato per "play4safety" dal TCS. Sono due le video testimonianze raccolte, ma unico è lo scopo: quello di rendere attenti gli automobilisti sui rischi dell'alta velocità mista, magari, all'inesperienza alla guida.

Due testimonianze ticinesi, per la prima volta, raccolte grazie ai racconti di due giovani che, sopravvalutati i propri mezzi, hanno sfiorato la morte mentre erano al volante. Tra questi Jonathan, il giovane di Ascona che il 22 maggio del 2014 si schiantò su una pianta su una strada della Valle Maggia. Un urto violentissimo. Incastrato tra le lamiere, l'allora 19enne venne estratto in fin di vita e trasportato d'urgenza al centro di traumatologia dell'Ospedale Civico di Lugano.

Il ragazzo oggi non ricorda come sia successo l'incidente. Ricorda solo il panico dovuto probabilmente ad un abuso di medicamenti. Panico che quel giorno lo spinse a premere l'acceleratore più del dovuto, nel tentativo di sfuggire alla polizia che lo voleva multare per eccesso di velocità.

Dopo alcuni giorni in coma, però, Jonathan si risveglia. Ma i problemi per lui iniziano in quel momento. «Ho visto il gesso al braccio, le gambe bendate e che mi mancava un pezzo di testa».

Da allora Jonathan ha subito 14 interventi. Ad oggi ha una protesi impiantata in testa e molti problemi di salute che l'hanno costretto a interrompere il suo percorso scolastico. Da alcuni mesi lavora nell'ufficio del padre, in un programma di riabilitazione professionale. «Ma ho grandi difficoltà. Non riesco a stare a lungo al computer. Soffro di continui mal di testa», spiega. Le lesioni cerebrali lo limitano ancora molto.

L'incidente, tra l'altro, causato per sua responsabilità, fa sì che l'assicurazione (attraverso il diritto di regresso) gli corrisponda minori prestazioni, rendendogli difficile la possibilità di costruirsi un futuro.

Jonathan, oggi, vuole che altri giovani non vivano lo stesso inferno. Grazie a Domizia Menghetti, docente della Spai di Biasca, che collabora con il TCS nell'ambito della prevenzione contro gli incidenti, ha scelto di raccontare la sua storia. «Nella speranza che le immagini, forse anche forti, di quello che mi è successo, possano servire da monito». Lui sa di essere stato fortunato, e spera, un giorno, di poter riprendere in mano la sua vita. Una speranza che si è tatuata su un braccio con la scritta "Never Give Up", non arrenderti mai.

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Ultimo aggiornamento: 2018-07-17 19:12:30 | 91.208.130.87