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LUGANO
28.01.2015 - 12:160
Aggiornamento : 10.01.2018 - 10:20

Giubbe rosse davanti allo studio del dottor Macchi

Protesta del sindacato VPOD nei confronti del presidente Sergio Macchi, definito "padre padrone" di Scudo. Il medico: "Questa è una calunnia e una diffamazione"

LUGANO - "Andremo avanti fino a quando non giungeremo a una soluzione favorevole per i dipendenti di Scudo e un Contratto Collettivo di Lavoro". Si sono dati appuntamento in via Bottogno 7, davanti allo studio di colui che è considerato il "padre padrone" del Servizio pubblico di cure a domicilio del Luganese (SCuDo), il dottor e presidente Sergio Macchi. "Questa è una calunnia e diffamazione", ha ribattuto il medico, che ci ha ricevuto nel suo studio. "Io non sono assolutamente padre padrone di nessuno. Sono stato eletto dall'assemblea in un'elezione democratica".

Disdetta del CCL:  ll VPOD, "Se comincia Scudo, seguiranno gli altri" - E' lui, secondo il VPOD, l'artefice della disdetta del contratto collettivo di lavoro COSACD. Un vuoto contrattuale per gli oltre 250 collaboratori di Scudo che preoccupa molto gli esponenti sindacali. "E' inaccettabile che un'azienda di Servizio pubblico, che riceve ogni anno 8 milioni e mezzo di soldi pubblici dal Cantone, si comporti in questo modo" - ha dichiarato Fausto Calabretta, sindacalista del Vpod. Il grande timore è che con Scudo si assisterà ad un effetto domino: "Se ha cominciato Scudo a disdire il CCL è facile immaginare che case anziani e altri enti di pubblico servizio seguino a ruota, rendendo più fragile e delicata a livello contrattuale la posizione dei lavoratori. E potrà capitare che senza contratti collettivi, le aziende potranno liberamente giocare sul prezzo e andare ad assumere un'infermiera frontaliera a 2000 franchi al mese, peggiorando ancora di più le condizioni di lavoro nel settore".

Macchi: "Disdetta avallata anche dai collaboratori" - "Macché condizioni peggiori!", ha ribattuto il dottor Macchi. "La decisione di rompere il Contratto collettivo è stata presa dall'unanimità del comitato nel febbraio dell'anno scorso. Ci sono state due assemblee straordinarie richieste dai sindacati, in cui è stata confermata la rottura del contratto. In ottobre vi è stata infine una votazione segreta, curata da un notaio, di tutto il personale di Scudo, che a maggioranza ha deciso che non vuole un CCL. Se lei fosse nei miei panni, cosa avrebbe fatto? Mi viene da ridere che un sindacato voglia andare contro le decisioni dei lavoratori".

Il VPOD: "Votazione dubbia" - Sulla regolarità dei metodi e dell'esito della votazione il VPOD esprime i suoi dubbi: "La votazione la contestiamo per due motivi: il personale è formato da 250 dipendenti, ma hanno votato soltanto in 150. Inoltre vi è stato un solo voto di scarto" - ha replicato Calabretta. "Nessuno ha controllato la regolarità della votazione. La votazione non è stata democratica. I lavoratori hanno votato dopo aver ricevuto un'informazione unilaterale dell'azienda", ha aggiunto il suo collega Stefano Testa.

Macchi: "Nuovo contratto migliore del vecchio CCL" - "Lavoratori più fragili senza Contratto Collettivo di lavoro? "No", ha ribattuto Macchi. "Rispetto al Contratto Collettivo di prima, i lavoratori hanno beneficiato di 17 punti migliorativi, che hanno avuto un effetto positivo tangibile sui lavoratori. Bisogna considerare che il 60% di tutti i collaboratori di Scudo non sono sindacalizzati. Eppure veniva sottratta ogni mese dagli stipendi una quota di solidarietà che sarebbe dovuta essere utilizzata a favore di tutti collaboratori. Cosa che negli anni non è avvenuto. Sull'uso di questo fondo decideva una commissione mista formata da sindacati e da singoli enti di aiuto domiciliare del cantone".

"Le motivazioni per disdire il CCL erano ben chiare" - A Macchi chiediamo il motivo per cui si è deciso di disdire il contratto collettivo. Si voleva dare veramente un contratto migliore ai lavoratori?
"Quando abbiamo deciso di rompere vi erano delle motivazioni ben chiare - ha risposto l'ex sindaco PLR di Viganello - i lavoratori hanno capito che il nuovo contratto sarebbe stato per loro più vantaggioso. Già da due anni e mezzo abbiamo nominato un ombudsman, nella persona di un ex giudice del Tribunale d'appello, incaricato di mediare tra l'azienda e il collaboratore. Se il collaboratore ritiene che vi sia qualcosa da contestare contro la gestione di Scudo, può rivolgersi anonimamente a questo avvocato, il quale riferirà in comitato della problematica. Tutte le spese di consulenza sono assunte da Scudo, al lavoratore non costa niente. In due anni e mezzo non vi è stato neppure un collaboratore su 260 che si sia mai rivolto a questo avvocato. Ciò vuol dire che i rapporti con tutto il personale sono buoni".

"Disdetta decisa per un capriccio puerile" - "I miglioramenti ci sono, ma di poco conto - ha risposto il rappresentante VPOD Calabretta". Il fatto preoccupante è che viene a mancare un organo di controllo importante come la commissione paritetica, organo costituito da datori di lavoro e dai sindacati, che discutono come migliorare le condizioni di lavoro e i rapporti con il DSS". Eppure, da due anni e mezzo esiste un ombudsman e finora nessuno si è rivolto a questa figura di mediazione: "Non sono i sindacati a creare i problemi - ha spiegato Calabretta - sono le persone che si confidano con essi. Sindacati che poi intervengono quando è necessario. La verità e che la disdetta del CCL da parte del Dottor Macchi è stata decisa per un capriccio puerile: noi abbiamo difeso davanti a un tribunale una capo équipe che il dottor Macchi ha licenziato su due piedi. A lui non è andata giù e ha voluto disdire il contratto colletivo di lavoro. Ricordo che già nel 2001 la comunità contrattuale dei SACD, Servizi a cure da domicilio, è rimasta per un anno senza Contratto Collettivo perché il Dottor Macchi non lo ha voluto firmare. Ci risiamo. A distanza di 12 / 13 anni il Dottor Macchi si ripete. E' 30 anni che è lì. Bisogna rottamarlo, che è passato".

"E pensare che il suo partito, il PLR - ha aggiunto un altro sindacalista - ci ha detto che il salario minimo non sarebbe stata la soluzione giusta, bensì bisognava puntare sui contratti collettivi di lavoro..."

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