«Arrivano da noi con aspettative molto alte…che poi cozzano con la realtà»

I migranti in Ticino? «Si ritrovano in un sistema complesso e il nostro mercato del lavoro non aiuta». Ce lo ha detto Mario Amato, direttore di SOS Ticino.
I migranti in Ticino? «Si ritrovano in un sistema complesso e il nostro mercato del lavoro non aiuta». Ce lo ha detto Mario Amato, direttore di SOS Ticino.
LUGANO - «I pregiudizi derivano dalla paura e dalla non conoscenza. Quando un migrante diventa un nostro collega di lavoro, compagno di scuola o vicino di casa cominciano a dissolversi». A dircelo, in questa nuova puntata di TioTalk, è Mario Amato, direttore di SOS Ticino.
Con lui, in occasione dei 90 anni del Soccorso Operaio Svizzero (SOS), abbiamo parlato di migranti e richiedenti asilo, delle sfide dell’integrazione nel nostro cantone e dei costi dell'attuale modello.
«Le principali difficoltà che affronta un migrante quando arriva in Ticino sono legate al confrontarsi con un sistema complesso», ci spiega Amato. «È già difficile per noi capire come funziona il sistema, figuriamoci per chi viene da Paesi con una realtà completamente diversa. Poi c’è tutto il processo di integrazione, con tutte le complessità dell'apprendimento della lingua, dell’inserimento nel mondo del lavoro e dell'inserimento scolastico».
«Dalla Svizzera si aspettano tanto» - E non di rado le attese di chi giunge nel nostro Paese si rivelano distanti dalla realtà. «Le persone che arrivano da noi hanno un forte apprezzamento per la Svizzera, la considerano il paese dei diritti umani e hanno aspettative molto alte da questo punto di vista. A volte però questa aspettativa cozza con la realtà, perché l’integrazione non è facile. Senza contare che c’è sempre un periodo di incertezza in cui queste persone non sanno se potranno restare o se dovranno ripartire».
Verso altri cantoni, per prospettive migliori - Il panorama socioeconomico del nostro cantone, oltretutto, presenta degli ostacoli aggiuntivi. «Quello ticinese è un mercato del lavoro particolare e complicato, soprattutto per persone con scarse qualifiche dal punto di vista formativo e professionale. Per questo motivo, dopo diversi anni trascorsi in Ticino e dopo aver ricevuto uno statuto di soggiorno, alcuni migranti cercano di spostarsi in altri cantoni in cui le prospettive professionali sono migliori».
Ma da dove arrivano, oggi, i migranti e richiedenti asilo presenti nel nostro cantone? «I Paesi di provenienza principali restano l’Afghanistan, soprattutto dopo il ritorno al potere dei talebani del 2021, l’Eritrea, la Turchia e la Somalia», chiarisce Amato.
«Quel ragazzino mi colpì profondamente» - Ciascuna di queste persone, naturalmente, ha una storia. E molte, in positivo o in negativo, rimangono impresse. «Ricordo questo ragazzo albanese di 13-14 anni. Era arrivato in Svizzera come minorenne non accompagnato», racconta Amato. «L’ho seguito come giurista per la procedura d’asilo ed è infine stato accolto in una famiglia affidataria. Tempo dopo mi trovo in stazione e vedo spuntare una mano dal finestrino del Tilo...una persona si affaccia ed è lui. A quel punto mi invita a salire sul treno e mi mostra con orgoglio il passaporto svizzero. Il suo caso mi ha colpito profondamente perché era un ragazzo che aveva alle spalle una realtà drammatica e non aveva più contatto con i suoi genitori…eppure ha fatto un percorso di integrazione eccezionale».
«Non dimentichiamo da cosa fuggono» - Ma per molti il sogno di restare svanisce nel nulla. «Ho visto tante persone costrette a rientrare nel loro paese d’origine dopo anni trascorsi in Svizzera. Questo scatena una sofferenza enorme, perché non dimentichiamo che molti migranti fuggono da guerre, persecuzioni e violenze e affrontano viaggi lunghi e pericolosi per raggiungere la Svizzera. Dopo quello che hanno affrontato, dunque, dover rinunciare a tutto risulta estremamente difficile».
Quei 100 milioni di spese in più - Da considerare, per la Svizzera, c’è però anche la questione costi...che negli ultimi anni, a causa della vicina Italia, sono lievitati. A fine 2022, infatti, il Governo italiano ha deciso di sospendere l’applicazione del regolamento di Dublino, respingendo il ritorno di richiedenti asilo che, come Paese di ingresso, sarebbero di sua competenza. «Questa sospensione ha comportato circa 2’500 domande d’asilo da trattare in più per la Svizzera, di cui circa 40 sono state attribuite al Canton Ticino», spiega il direttore di SOS Ticino. «I costi possono pesare», aggiunge, «ma non credo siano eccessivi: a livello svizzero solo nell'ordine di un centinaio di milioni di franchi». Non proprio spiccioli, insomma…ma secondo Amato si tratterebbe di «costi gestibili, che non mettono in crisi il sistema dal profilo finanziario».






